TrendL’addio gentile di Dries Van Noten
Il designer lascia le passerelle con una sfilata che «guarda avanti», senza nostalgia e né autocelebrazioni, salutato da stilisti come Pierpaolo Piccioli e Thom Browne. Rimarrà advisor nella maison legata a Puig

«Questa è la mia 129ª sfilata e come le precedenti, guarda avanti». Dries Van Noten affida a queste parole il racconto di una serata speciale, quella in cui ha dato l’addio alle passerelle dopo una lunga, gloriosa carriera, iniziata nel 1986 quando è nato il suo brand. E lo fa a modo suo, con uno show che ha tutti gli elementi di sempre della sua magica visione estetica che ha portato in passerella per oltre trent’anni.

Maschile e femminile, stampe soffiate con quei fiori dipinti nell’acqua con una tecnica giapponese, fiori che sembrano scoloriti dal tempo. Trench peso piuma, trasparenti, in poliestere colorato per quella mano un po’ sperimentale. Tutto indossato da un cast di modelli che tra qualche new entry chiama soprattutto dei visi che hanno calcato tante volte la passerella del designer di Anversa.

Clement Chabernaud e Karen Elson. George Barnett e Malgosia Bela. Ma anche Daiane Conterato, Hannelore Knuts o Kirsten Owen. Camminano su quella passerella con sottili fogli d’argento che spezzettano rimanendo sospesi nell’aria come uno stop motion. Ma non stop emotion dato che il pathos è palpabile davanti a una prima fila piena di colleghi celebri del mondo della moda, accorsi a questo appuntamento.

Ecco alcuni compagni dei celebri Six of Antwerp, Ann Demeulemeester, Marina Yee e Walter Van Beirendonck. Accanto a loro Pierpaolo Piccioli, Thom Browne, Diane von Fürstenberg, Alexander Mathiussi, Kris Van Assche, Neil Barrett e Stephen Jones, Haider Ackermann, Véronique Nichanian e Ludovic de Saint Sernin. Non un parterre che passa inosservato.
«Questa sera è molte cose ma non è un grand finale», ha continuato lo stilista 66enne che rimarrà come advisor nella maison legata al gruppo Puig, occupandosi del beauty e degli store, «penso a Marcello Mastroianni che una volta ha parlato di una paradossale «nostalgia del futuro», oltre i paradisi perduti immaginati da Proust e di come continuiamo a inseguire i nostri sogni sapendo che, a un certo punto, potremo guardarli indietro con amore.

«Amo il mio lavoro, amo fare le sfilate e condividere la moda con le persone. Creare significa lasciare qualcosa che continui a vivere. Il mio senso di questo momento è come non sia solo mio, ma nostro, sempre». E il momento si prolunga. Prima nel backstage con tutti i saluti di rito. Poi sul catwalk che diventa una grande pista da balle con una disco ball gigante che invade lo spazio. E la colonna sonora non perdona, con la voce di Donna Summer e la sua I feel love.
Giudizio. Dries Van Noten sale in passerella acclamato da una folla che urla il suo nome. E come ha abituato il suo pubblico, saluta con un sorriso elegante e mai troppo sopra le righe. Come il suo stile. Semplicemente si gira e va via, una sorta di arrivederci. La sua mano mancherà. Ma la sua sensibilità di uscire di scena senza fare troppe autocelebrazioni, senza voler rimanere attaccato al podium a tutti i costi rappresenta un grande gesto di modernità. (riproduzione riservata)