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Jonathan Anderson: «Il lavoro con Richard Hawkins parla di Internet. Noi siamo solo Internet»

Tra i best show dell’uomo della fall-winter 2024/25 su MFF-Magazine For Fashion 118 c’è anche quello di Loewe. Il cui direttore creativo porta in scena look fatti di pezzi assemblati tra loro, per riflettere su una società ossessionata dall’immagine

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Un momento dal backstage di Loewe fall-winter 2024/25 (courtesy Loewe/Molly Lowe)
Un momento dal backstage di Loewe fall-winter 2024/25 (courtesy Loewe/Molly Lowe)

Cattedrale o galleria? La Loewe di Jonathan Anderson si cala in un bianco abbacinante dove le solenni vetrate sono artwork come video collage. I disegni delle vetrine storiche di José Pérez de Rozas si stratificano a riprese di Taeyong, Manu Ríos, Omar Apollo. Filmati a opera di Richard Hawkins tra le opere (su tela) dello stesso artista di Los Angeles dai lavori assemblati, promiscui, erotici. Si guarda la sua narrazione del desiderio incentrarsi sul corpo maschile tra ritagli di pop-culture, celebrità, mitologie antiche e figlie del web, oggetti arcani, scritte, epifanie pittoriche. Che arriva nei pezzi di uno show che è di per sé un collage. La realtà in collage.

«Parlavo con Richard Hawkins dei suoi video su Instagram. Dove sono l’uomo, la mascolinità, il modello, l’influencer, l’Onlyfanser? E l’idea che i media sono a 360°, cosa significa per il modo in cui mettiamo insieme i vestiti?», si è chiesto Anderson. Che quegli abiti non sembra, ma li ha attaccati. Le scarpe ai calzini, ai pantaloni, al cappotto. «Un look imposto è come i media, non puoi sottrarti», dice. «C’è il sogno americano, ma si tratta di Internet. Noi siamo solo Internet. Contenuti su contenuti. C’è qualcosa di concettuale nel fatto che scattiamo immagini e immagini». Oggi tutto è livellato e quindi lo stilista mette tutto su un unico livello.

«Oppure, come se un ragazzo fosse appena uscito dal letto con il bucato addosso». E in effetti sfilano item creati da un mix di indumenti gettati sul corpo con noncuranza grunge. «Il goal della moda è prevedere il futuro. Ma a volte è anche guardarsi per quella che è, reinterpretandone le norme con qualche trickery». E persino la colonna sonora è a più livelli, un assemblaggio di film western e Guns n’roses, una conversazione su Sean Penn. Le uscite irrequiete firmate Jonathan Anderson ondeggiano tra arte e filosofia come punto di osservazione sul mondo, senza farlo però mai sembrare troppo complicato. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 25/02/2024 16:00
Ultimo aggiornamento: 25/02/2024 16:00
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