TrendIl viaggio in Italia di Issey Miyake
«Abbiamo studiato i colori unici del paese con pennelli e tavolozza nel corso di cinque trasferte», spiega il team creativo della linea Homme plissé. Che per la prima volta lascia gli show di Parigi per un grande evento alla villa medicea della Petraia. Tra artist’s touch ricerca nel tailoring e materiali trompe l’oeil
L’arrivo alla villa medicea della Petraia, tra le colline che guardano Firenze, apre le porte a un’esperienza estetica in cui moda, arte e natura si fondono in un’unica narrazione poetica. È qui che Homme plissé Issey Miyake, il brand fondato nel 2013 sotto l’egida dell’universo Miyake, sceglie di presentare la collezione Amid impasto of horizons, come ospite d’onore di Pitti Uomo 108. E lo fa attraverso Open studio, un progetto immersivo che non è solo sfilata, ma vera apertura del processo creativo. Un’idea che trasforma lo show in uno spazio di dialogo, esplorazione e visione. Tra le serre ottocentesche, dove un tempo Vittorio Emanuele II corteggiava la bella Rosina, e i saloni affrescati dal Tribolo, prende vita un racconto stratificato come un dipinto a olio: la mostra, realizzata in collaborazione con il prestigioso Misawa design institute, istituto culturale giapponese, accoglie il pubblico con una pedana circolare intorno a cui si dispongono pennelli, tavolozze, prototipi e bozzetti.

Sono i resti materiali e poetici di cinque viaggi in Italia condotti dal team creativo del brand, alla ricerca di un lessico nuovo per il plissé. Dal porto di Genova ai canali di Venezia, dai cortili milanesi alle colline toscane, ogni tappa ha lasciato un colore, una texture, un frammento. Hanno osservato muri scrostati e gondole, il rosa del prosciutto e il giallo del tufo, raccogliendo oltre 200 tonalità che si sono tradotte in una palette finale di 50 colori, selezionati come pigmenti di un quadro da indossare. Anche l’invito alla sfilata è già un manifesto: un pennello reale, a sottolineare che questo è un viaggio nella pittura prima ancora che nella moda. La presentazione si articola in due tempi. Prima la mostra, curata dal Misawa design institute (parte del Nippon design center), che svela il making of della collezione attraverso schizzi, materiali, esperimenti di pieghe e tessuti trattati come superfici pittoriche.

Poi la sfilata, che si apre alle 20 nel giardino, sotto la luce rosata di Firenze che precede il tramonto, con una scenografia composta da quattro sprinkler che creano nuvole d’acqua e piccoli arcobaleni effimeri. Una citazione viva degli effetti atmosferici di Monet, pittore en plein air come il design team del brand giapponese, ma anche una metafora visiva del gesto dell’artista che, tra caso e controllo, lascia che la materia faccia la sua parte. La collezione Amid impasto of horizons, letteralmente «tra gli impasti degli orizzonti», è un esercizio di osservazione e stratificazione. Come scriveva Goethe nel suo Viaggio in Italia, «si conosce soltanto ciò che si ama». E qui l’amore per il paesaggio italiano, per la sua luce obliqua e i suoi contrasti gentili, si traduce in capi che sembrano usciti da uno studio di pittore errante. «La musicista con cui abbiamo collaborato è Valentina Magaletti», spiegano dal creative team.

È una percussionista e compositrice britannico/italiana con base a Londra, nota per il suo stile musicale improvvisato e multigenere. «Come ispirazione per il brano, le abbiamo inviato un documento contenente immagini del nostro lavoro sul campo in Italia, un viaggio iniziato con un pennello. Quando collaboriamo con musicisti, lo consideriamo più come un vero e proprio scambio creativo e, per rispetto del loro lavoro, non diamo istruzioni su cosa fare. Condividiamo invece immagini della nostra ricerca e sviluppo, materiali legati alla creazione della collezione, per offrire spunti e suggestioni per la composizione musicale». I look Painter’s gear rileggono il workwear dell’artista: tasche grandi e funzionali pensate per contenere strumenti, ma anche oggetti quotidiani, rendono i capi pratici senza rinunciare all’estetica. Indossati sopra camicie leggere o giacche sartoriali, hanno l’allure spontanea del creativo in movimento.

La sezione Paintbrush close-up lavora invece sulle sfumature: le stampe riprendono i gradienti che si formano sulla punta del pennello durante la miscelazione dei colori, trasformandoli in pattern astratti e profondamente materici. Non manca una raffinata evoluzione del tailoring, che aggiorna la classica giacca a due bottoni con modelli più lunghi, doppiopetto e collarless, mentre la sezione Linen like introduce tessuti strutturati ma leggeri, con una lucentezza appena accennata che cattura la luce fiorentina del tramonto. La collezione gioca con silhouette nette e volumi ariosi, coerenti con il dna del brand ma spinti verso una nuova espressività. Una delle serie più sorprendenti è Carrier carried, capi che diventano sacche portabiti, e viceversa. Un’idea giocosa ma funzionale, in cui l’abito diventa anche contenitore di se stesso, simbolo di un viaggio che non è solo fisico ma anche concettuale.
Giudizio. Lo show è meditato ed emozionante. Per look studiati e pieni di contenuto. Ovunque si colgono tracce di una filosofia che fonde rigore e leggerezza, come nei migliori haiku: «nella piega c’è il pensiero», sembra sussurrare ogni abito. Ed è proprio in questa piega, tanto tecnica quanto concettuale, che si innesta il senso del progetto Open studio: aprire il dietro le quinte del processo creativo, rendendo visibili gli errori, le scoperte, le deviazioni che generano la bellezza. La mostra lo racconta bene, accanto ai capi finiti ci sono oggetti in fieri, studi scultorei in tessuto plissettato, tentativi che esplorano le possibilità ancora sconosciute della tecnica. Un paesaggio effimero ma tangibile, dove tutto (colori, forme, idee) è parte del gesto. E proprio lì, amid impasto, tra un orizzonte e l’altro, si rivela il vero capolavoro, il processo stesso. (riproduzione riservata)