TrendSacro e grottesco secondo Marco Rambaldi
Il designer trasforma il guardaroba borghese in campo di tensione, passando in rassegna tutto il classico italiano. Che intreccia da Pasolini a Fantozzi tra orli a vista, animalier trasformati e twinset matrioska
«Qualcosa che non ha mai finito di dire quel che ha da dire». È il classico per Marco Rambaldi, che si rifà a Italo Calvino mentre sulle note di un valzer esplode la passerella. In una collezione che attraverso stratificazione e ritorno trasforma la borghesia in uniforme mentre l’uniforme si fa feticcio.
Così la sartoria, simbolo del ben fatto italiano, si demistifica in fodere esposte, costruzioni interne rivelate, pantaloni e giacche che, come in Teorema, mostrano le crepe. L’uncinetto ritorna al centrino, ma viene ingrandito, esposto, come desacralizzato. Gli abiti diventano gonne, mentre le spalline scendono a penzoloni. Le stampe animalier vengono deviate. La fauna ibrida si fa dalmata. La maglieria, invece, subisce una duplice torsione. Il twinset si fa matrioska e trompe-l’œil, mentre la tuta subentra al classico. Che invece persiste sul piano teorico. Nei riferimenti da Italo Calvino a Ornella Vanoni, passando per Pier Paolo Pasolini fino al Fantozzi di Paolo Villaggio.
Giudizio. L’abbraccio si fa gesto rivoluzionario. La metafora attraverso cui il designer bolognese ricodifica la Resistenza con una collezione che racconta una pluralità accomunata dalla gentilezza. (riproduzione riservata)
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