TrendIl risveglio onirico di Fiorucci in Triennale alla Milan fashion week
La prima sfilata del brand sotto la nuova proprietà e la direzione creativa di Francesca Murri guarda all’archivio per esplorare sogni, realtà e ironia in una dimensione sensoriale
Una stanza soffice dai colori del cielo. Anticamera di una sala essenziale, in cui prende vita il nuovo Fiorucci. Il cambio di scenario è già di per sé una wakeup call, certamente sensoriale. Una sveglia, ripresa dagli archivi, suona non solo metaforicamente. In effetti, mancava ancora il tassello della sfilata a sigillare il rilancio del brand sotto la proprietà dell’imprenditrice svizzera Dona Bertarelli e la direzione creativa di Francesca Murri.
E a un anno dalla presentazione della collezione zero che ha segnato il ritorno del marchio a Milano, lo show di debutto avviene a coronamento di un percorso di riposizionamento a colpi di un Made in Italy che si inserisce all’entrata del lusso, una distribuzione tra wholesale e pop-up precisi, un revamp del sito web e l’headquarter nel capoluogo lombardo di cui si attende l’opening ufficiale.
Il défilé inaugura ora la fashion week anche se fuori dal calendario di Cnmi-Camera nazionale della moda italiana, ma soprattutto porta gli ospiti in Triennale. Perché da novembre, il museo ospiterà la retrospettiva dedicata al fondatore Elio Fiorucci, scomparso nel 2015 all’età di 80 anni, curata da Judith Clark. C’è dunque un nuovo buzz attorno alla casa di moda. E la stilista Francesca Murri sa come amplificarlo. «Fiorucci è sempre stato anche lifestyle, voglio dare una voce più estesa a un brand che non fa solo ready-to-wear», racconta Murri in backstage.
In pedana, in formula co-ed strizzando l’occhio al gender-bending, arriva una dimensione onirica che diventa una rappresentazione del momento in cui l’immaginazione del sonno incontra la realtà, infrangendone la rigidità. «È l’idea di destarsi da un sogno e vestirsi in maniera casuale, ironica, fresca, non studiata, per raccontare il risveglio di Fiorucci. La sveglia suona per dare a Fiorucci l'opportunità di essere di nuovo rilevante».
Non manca un riferimento all’heritage e un tocco allo zucchero in nuance che sfiorano i bianchi e abbracciano gli azzurri. Non si pensi però alla nostalgia, gli angeli dell’iconografia di Fiorucci fanno capolino, ma non trasposizione letterale di quelli disegnati da Italo Lupi. Pezzi lingerie, altri sartoriali, accenni sporty. Un po’ di pop, specie negli accessori. E naturalmente il denim.
Giudizio. Qualcosa di candy, qualcosa di celestiale, qualcosa di pop. Fiorucci is back on track. Non è un’impresa semplice riaccendere il mood giocoso e spensierato del brand, trasponendo la sua eredità allegra in un presente incerto. Ma Francesca Murri sembra essere su una buona strada. (riproduzione riservata)