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Il Rinascimento fluid di Harris Reed tra massimalismo e couture alla London fashion week

Il designer svela la collezione «Multifarious» nella ballroom del Claridge’s London. Tra gli ospiti speciali anche Lily Collins, Joe Locke e Nicky Hilton Rothschild

di Flavio Greco (Londra)
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Un look Harris Reed fall-winter 2026 (ph Suleika Mueller, courtesy Harris Reed)
Un look Harris Reed fall-winter 2026 (ph Suleika Mueller, courtesy Harris Reed)

C’è un’urgenza quasi teatrale, una fame di bellezza che travalica il genere, nell’ultima prova estetica di Harris Reed. Il designer britannico-americano e direttore creativo di Nina Ricci torna con il suo marchio alla London fashion week con una collezione che è un inno viscerale al massimalismo personale, un racconto dove il contrasto non è mai scontro, ma armonia degli opposti.

Il cuore della proposta batte su un dualismo tattile esasperato. Reed gioca con le silhouette, da sempre sua firma distintiva tra volumi che esaltano e strutture che costringono, ma questa volta sposta l’asticella sulla ricerca materica. I jacquard barocchi e i damaschi di seta dialogano con la modernità liquida dei lamé e dei devoré, in un rincorrersi di frange e piume che trasformano ogni uscita in un quadro tridimensionale.

L’architettura del corpo è celebrata attraverso una corsetteria monumentale con strutture a gabbia, solitamente celate sotto le gonne, emergono con orgoglio, diventando esoscheletri che ridefiniscono fianchi e spalle. Spiccano i colli scultorei che incorniciano il volto come ali e le lavorazioni nate dalla collaborazione con Fromental, dove le stampe animalier «Ocelot» e «Ambiguous tiger» vengono tradotte su rasi duchesse e sete preziose.

Un look Harris Reed fall-winter 2026 (ph Suleika Mueller, courtesy Harris Reed)
Un look Harris Reed fall-winter 2026 (ph Suleika Mueller, courtesy Harris Reed)

La vera svolta strategica e culturale della stagione? Il debutto in passerella della Fluid bridal. Reed codifica finalmente la sua visione del giorno del sì, slegandola dalle convenzioni biologiche. Quattro look che sintetizzano l’estetica del brand, tra pantaloni a zampa ricamati e silhouette a sirena in satin, per raccontare una sposa universale. In questo universo, il termine bridal non definisce un genere, ma l’individuo e la sua celebrazione dell’amore. «È un massimalismo che è più della somma delle sue parti», sembra suggerire Harris Reed, confermando che la moda, quando è autentica, non ha bisogno di etichette. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 20/02/2026 10:41
Ultimo aggiornamento: 20/02/2026 12:14
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