TrendIl racconto di dolore di Maxivive alla Milano fashion week
Papa Oyeyemi si spinge oltre i confini delle memoria, in una conversazione di violenza e abusi. E porta in scena capi ancorati ai dipinti di Ronald Ophuis
Papa Oyeyemi è il designer, ma anche il sopravvissuto. E con Maxivive porta in scena il suo racconto di dolore, che si spinge oltre i confini della memoria, intrecciando una conversazione sulla violenza, la vulnerabilità e il peso della verità. Dal nome 7562AJ, la collezione dialoga con i dipinti dell’artista olandese Ronald Ophuis, rappresentazioni di traumi che oscillano dall’agonia all’accettazione. E nel linguaggio del tessuto e del ricamo l’abuso sessuale assume una forma tangibile.
Una figura raggomitolata su se stessa rispecchia il tema dell’autoprotezione. Un ampio mantello ricamato a mano ritrae corpi intrecciati, come in un dipinto di Ophuis, in una lotta tra potere e fragilità. Le linee fluide in cotone chambray bianco e blu, riecheggiano la composizione pittorica, offrendo una meditazione indossabile sulla connessione e la rottura. Anche il resto dei capi, scolpiti da materiali riciclati, e arricchiti da tecniche di ricamo tradizionali, parlano di resilienza, quella frammentata, ricostruita e sopportata. Ogni cucitura, un confronto. Ogni specchio, un riflesso di sé, una storia di sopravvivenza e di colpa.
In una frase Papa Oyeyemi cita: «Parlare di abuso, soprattutto in quanto uomini, significa opporsi al silenzio. Significa reclamare spazio, cucire visibilità nel tessuto dell’esistenza». Per una collezione che è anche una resa dei conti. Con dei capi che non sono facili da indossare, e che non sono pensati per esserlo. (riproduzione riservata)