TrendIl nomadismo sauvage di Etro
«Accumulatore di bellezza». È così che Marco De Vincenzo definisce il pubblico del brand, remixando codici evergreen come il paisley, le stampe di animali fantastici, i tessuti opulenti, velli e frange. In un mix di sartoriale e flou
Portali di frange creano tunnel attraverso cui si schiudono gli infiniti mondi di Etro. Codici che si moltiplicano e si stratificano definiscono l’identità di stagione. Le stampe, il paisley, i tessuti opulenti, le fantasie british, le sovrapposizioni anche azzardate. Marco De Vincenzo lavora sui valori della casa di moda che recentemente ha visto l’ingresso accanto a L Catterton di una cordata di investitori in minoranza (Rams global, Swinger international di Mathias Facchini e Sri group di Giulio Gallazzi) per creare un vocabolario che figura come un evergreen.
«Gli elementi del Dna del marchio ci sono tutti, in un accumulo di codici di bellezza», spiega De Vincenzo. Facendo sfilare sulle note di Bluem femme sauvage vestite di velli scenografici, di abiti fluidi stampati con fantasie che richiamano i bestiari medioevali e dress di paillette che sfumano in piume scintillanti. Lunghe sciarpe di frange dorate si stringono sulla vita dei pantaloni dritti portati con cappotti dalle abbottonature dorate. Mentre abiti leggerissimi danzano sul corpo in una ciclicità che interpreta i codici rendendoni sempre nuovi e contemporanei.
Giudizio. De Vincenzo parla a collezionisti del mondo Etro. Li definisce «accumulatori di bellezza». Il risultato è un loop di idee che nell’insieme incarna lo spirito nomade e sovversivo del marchio. (riproduzione riservata)
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