TrendIl neo dandy di McQueen
Romantica e un po’ vittoriana, la donna di Seán McGirr conserva un inafferrabile dark side. Tra redingote, pizzi e abiti come gabbie di cristallo
È decisamente nell’air du temps, il ritorno al dandysmo alla Oscar Wilde, raffinato e colto. E d’altronde Seán McGirr, direttore creativo di McQueen, cita lo scrittore inglese in preludio della sua sfilata: «“Conosci te stesso!” era scritto sul portale del mondo antico. Sul portale del nuovo mondo sarà scritto “Sii te stesso”». Un invito ad assumere pienamente la propria identità, anche di stile. E McGirr utilizza proprio questo aforisma proiettandolo in un’esplorazione «della persistente rilevanza dello spirito radicale del dandy nel nostro mondo moderno». Tra i suoi modelli, oltre a Wilde, anche Vesta Tilley, artista di cabaret che amava interpretare ruoli maschili e la pittrice Romaine Brooks, donna libera e anticonvenzionale. Nella galleria di mineralogia del Museo di storia naturale di Parigi, sullo storico parquet di legno, sfilano tailleur androgini, redingote smilze e verticali, giacche dalla vita stretta dalle quali spuntano jabot e pizzi con colli alti plissettati. Che, come un libro, esprimono un lessico vittoriano spezzato degli stivaletti a punta aguzza. In una luce che si fa fioca per richiamare le scure notti londinesi, le eroine gotiche di McQueen vestono dress a balze che ondeggiano come tutù ornati di una policromia di strass.
Pietre di vetro e metalli preziosi che si intrecciano fino a creare gabbie di cristallo dai motivi naturalistici. Parka sartoriali con sfaccettature a specchio riflettono invece vibrazioni più elettriche. Si ha l’impressione che le ombre di queste silhouette eleganti attraversino la nebbiolina che avvolge la capitale inglese zigzagando sotto l’alone luminoso dei lampioni. Movenze preraffaellite per una serie di leggeri dress a volants in toni pastello, resi più bold dalle polacchine scamosciate rosso fuoco. Al loro fianco, il guardaroba maschile rivaleggia con pellicciotti bianchi e giacche di pelle nera ornate di vistosi arabeschi d’oro. Mentre cappelli spigolosi come sculture sono firmati da Philip Treacy. Il tutto in scena di fronte a un’installazione dell’eclettico Tom Scutt e una parete riflettente nella quale specchiarsi ed entrare nel mondo di Dorian Gray, con le frontiere tra realtà e immaginario che si fanno liquide.
Giudizio. È uno spettacolo in continua tensione, tra voglia di esibirsi e di occultare la propria immagine, contrapponendo strass e opacità dark. Il dandy di McQueen esce dal decadentismo per lanciarsi in una ricerca più radicale e affermata di stile. (riproduzione riservata)