TrendIl monumento alle origini di Institution by Galib Gassanoff
Debutta sul catwalk il progetto in solitaria del designer ex co-founder di Act N1. Tra silhouette scultoree realizzate in lana, cotone o interamente in lacci, tecnica distintiva della label, che diventano un omaggio alle sue radici georgiane
Una lenta melodia di pianoforte riempie le sale del Museo Bagatti Valsecchi. Qui il pubblico è stato radunato dall’ex co-founder di Act N1, Galib Gassanoff, per il debutto in passerella del suo progetto in solitaria Institution. Di prima mattina, il vociare degli invitati, basso e composto, si fa sempre più concitato. E l’aria è sospesa come quella degli attimi che precedono un momento atteso. All’appello tutti gli insider del fashion system. Passano i minuti. E poi il dolce cullare del piano si interrompe. Silenzio tombale. Partono rumori elettronici, artificiali, mixati a un suono atavico di una cornamusa che si avverte tra le melodie disconnesse.
Forse quello ascoltato dagli antenati di Gassanoff che, come lui stesso ha spiegato, hanno praticato la transumanza nel Caucaso per secoli, come il bisnonno che fu uno degli ultimi pastori della famiglia. Un ricordo della sua terra d’origine, un legame che dal lancio della griffe ad oggi ne ha contraddistinto l’estetica. E che è stato ispirazione anche per questa fall-winter 2025/26, intitolata «El» dal designer georgiano, termine turco che significa senso di appartenenza a una tribù.
Il primo look, total black. Pantaloni sartoriali e un top interamente costruito con dei lacci, Dna della label, assemblati davanti per formare una fitta trama e sul retro sciolti per lasciare la schiena nuda. Una tecnica di tessitura a mano ispirata alla comunità azera del designer in Georgia per la fabbricazione dei tappeti di Borchaly. Poi lacci che si moltiplicano e stratificano attorno al collo come maxi sciarpe indossate senza nulla sotto. Oppure che si infilano nelle trame di maglioni over, indossati sopra ampie gonne midi. O che diventano loro stessi gonne, e poi abiti o applicazioni per strutture dalle silhouette monumentali. Come quelle dei coat, altrettanto protagonisti della season, pensati con spalle over, o in versione cocoon, soffici come cuscini, o come cappe in leather, rigide come sacchetti. Il tutto nei non colori del nero e del bianco, con punti di verde come quello dell’erba e del bosco, e pochi ritorni di motivi tartan.
Giudizio. Occhi solo sui look e silenzio assoluto in sala nonostante un’interruzione della musica per qualche minuto. Affascinanti nella tecnica, allo stesso portabili. Un applauso convinto è partito alla fine dello show. (riproduzione riservata)