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Il mito della creazione secondo Etro

«Per gli egizi il mondo sarebbe nato dalle lacrime del dio Ra, che si trasformavano in api», spiega Marco De Vincenzo Che realizza una collezione lussuosa, con insetti imprigionati nell’ambra e paisley fusi con alveari

di Tommaso Palazzi
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Un look Etro fall-winter 2025/26 (ph Francesc Ten/MFF)
Un look Etro fall-winter 2025/26 (ph Francesc Ten/MFF)

«Un antico papiro egizio racconta di quando le lacrime del dio Ra, toccando terra, si trasformarono in api, e di come queste ultime si operarono con i fiori di ogni pianta per produrre miele e cera, diffondendo la vita», racconta Marco De Vincenzo. Che per lo show di Etro parte da un mito della creazione che interpreta in abiti e accessori. Il set è ancora una volta affidato a degli artisti. Che realizzano una tenda lunga oltre 60 metri, opera del collettivo Numero cromatico, sulla quale si distende un bestiario, forse un tracciato evolutivo, fatto di animali mitici, belve estinte, zoologia reale, senza distinzioni di sorta.

Questa stagione Marco De Vincenzo si muove in una materia densa e primordiale, e immagina la collezione a partire dalla materia stessa, che è tattile, spessa, tangibile, fatta di livelli sovrapposti nei quali anche le stampe sono una velatura, una gommatura, un ricamo sulla trama sottostante. Le linee si sviluppano liquide intorno al corpo: lo segnano e lo accarezzano, e poi svasano, corte o lunghe, asimmetriche e frangiate. Piegature segnano la vita, mentre su denim e velluto a coste brulica una flora fantastica. Le lane sono spazzolate, le maglie ricamate, le paillettes vivono dentro intagli geometrici.

Una proposta Etro fall-winter 2025/26 (ph Francesc Ten/MFF)
Una proposta Etro fall-winter 2025/26 (ph Francesc Ten/MFF)

«Per William Burroughs il linguaggio è un virus, mentre secondo altre teorie siamo nati dagli alieni», ricorda De Vincenzo. Sono, tutti questi, miti prodotti attraverso i tempi e le culture per rispondere agli stessi insolubili interrogativi: raccontare le origini del creato, cercando di carpire il mistero, di individuare la sorgente da cui è partita la retta che conduce al presente. Gli alieni giunti da lontano finiscono sui gioielli come anche le api intrappolate nell’ambra, mentre ricami di una zoologia immaginaria nati dalla collaborazione con l’artista coreana Maria Jeon avviluppano gli abiti, e poi le borse dalle forme morbide e arrotondate, oppure nette e squadrate.

Le uscite maschili si muovono a specchio, andando a creare un fitto dialogo tra elementi tribali e classici completi sartoriali dai volumi scivolati che si alternano a capi spalla strutturati. Il suono ipnotico di una colonna sonora fatta di tamburi taglienti e ostinati elettronici si apre sul finale in un canto, a tratti spirituale.

Giudizio. Barbara ed estrema, la pelliccia di lana è un tocco primitivo che rimanda ad immaginari selvaggi, toccando cappelli e cappotti. Gli stessi motivi si estendono sul guardaroba maschile, investendo giacche, duffle coat, cappotti-vestaglia, velluti dalle tentazioni psichedeliche. Il magma Etro bolle e ribolle, vitale, infinitamente metamorfico. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 28/02/2025 13:32
Ultimo aggiornamento: 28/02/2025 13:35
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