TrendIl messaggio di pace di Marine Serre
«Non posso creare senza guardare il mondo che mi circonda», ha raccontato la stilista francese arrivata a Firenze come guest designer di Pitti. «Sempre legati» è il titolo del primo show fuori Parigi del suo marchio, chiuso simbolicamente da dieci look bianchi. In scena, il debutto del new menswear e capi donna e couture ispirati a Villa di Maiano

Una musica d’orchestra dal vivo. Un «experimental Italian sound» avvolge i giardini della Villa di Maiano, appena fuori Firenze. Quel labirinto verde, giardino all’italiana, punteggiato ora di sottili sedute a specchio che riflettono il tramonto. E delimitano un cammino che sale, si affaccia sulla città, la guarda dall’alto tra i tappeti a terra. Così Marine Serre arriva a Pitti come guest designer. Per una serie di prime volte.
«Volevo uscire da Parigi, è il primo show che non faccio in città. E ogni volta che si viaggia, si trae ispirazione dal luogo in cui si va. Così Pitti mi ha invitata e sono venuta qui», ha raccontato la creativa francese classe 1991. «In più, questo è il vero debutto della nostra menswear collection con una sfilata», ha chiosato. Riferendosi al più recente focus sull’uomo del suo marchio indipendente che lavora sulla regeneration, consacrato tra le fashion people per il suo logo a mezzaluna. Perché nonostante l’abbigliamento maschile sia stato presente sin dai primi runway, solo con la scorsa stagione, la designer ha lanciato la sua menswear collection separata. E ora questo vocabolario sale in pedana per la spring-summer 2025.

«L’attenzione è su sartoriale e tailoring tra i materiali upcycled e i processi artigianali che mi appartengono», ha detto Marine Serre. Che ha portato in passerella anche quel womenswear che, come anticipato a MFF, non sfilerà alla Paris fashion week di settembre. E, colpo di scena, ci sono persino pezzi couture. «Sarebbe stato troppo difficile non disegnare capi femminili. Così ho pensato a un runway piuttosto grande, più di 40 look che mixano i due guardaroba. C’è questa pelle con il classico motivo della luna aerografata, realizzata in Italia», ha spiegato la stilista.
«Mi piace molto la parte glamour dell’uomo (ispirata al cinema italiano). È sempre stata una questione di taglio e di forma, ma sono più attenta al drappeggio. E si tratta molto di pezzi couture, perché quando ho visitato questo posto, mi sono detta: «È così stupefacente». Non potevo fare ready-to-wear, qui. È quindi nata una delle collezioni in cui mi sono divertita di più, è più facile disegnare quando sai dove andrai a presentare». In quella tenuta del XV secolo dove James Ivory ha girato alcune scene di Camera con vista, ma che le ricorda Il padrino, restano i core value di Marine Serre.
L’accento sulla sostenibilità, i materiali eco-conscious e recuperati tra lenzuola ricamate, sciarpe di seta e tartan, tote bag, borse sportive. Tutti in versione elevata. Il primo look è una crinolina esplosa, abbinata a un top di gioielli d’epoca. Le shopper sono rimaneggiate in abiti. La fascinazione del tennis arriva con porta-racchette che diventano gown. E jeans rigenerati «sono mescolati con una elementi leather in stile cowboy». Un’uscita è una serie di vintage silk scarf, ingabbiate in un abito trasparente a rete. «Come se fluttuassero un po’ magicamente sul corpo di Charlotte», ha detto Marine Serre che le ha usate anche per applicazioni come fiori. E che chiama modelle e modelli per nome: «Li conosco quasi tutti, volevo condividere questo momento con loro. Quando sono arrivati, stavano piangendo. Rappresentano 24 nazionalità, ma anche diversi body shape e identità, per me è normale».

Poi, Marine Serre chiama a una riflessione, a partire dall’invito realizzato da Cuoio di Toscana. Si tratta di un porta-passaporto che maschera la nazionalità degli ospiti per abbracciare l’idea di «cittadini del mondo», portando al titolo del catwalk, «Sempre legati». La spiegazione? «È qualcosa che c’è sempre stato e ogni volta ho trovato un modo nuovo per parlarne. Tutto ciò che facciamo nella vita è un pretesto per essere legati agli altri, credo che la moda faccia parte di questo. Spero che potremo muoverci oltre i confini culturali». Così a Firenze, Marine Serre porta una speranza, raccontando il presente: «Gli ultimi dieci outfit sono totalmente bianchi per un messaggio di pace e amore».
Giudizio. L’upcycled T-shirt dress del finale è un’autocitazione che ripercorre il viaggio di Marine Serre. Si legge «Radical call for love», come il titolo della sua prima sfilata fall-winter 2017/18. Accanto, quel disegno di due mani che si intrecciano in ali spiegate sormontate dal logo a mezzaluna, rivelato durante il suo ultimo show, Ground control. E bandiere di Congo, Palestina e Sudan, e una rappresentazione collettiva delle flag di tutte le nazioni del mondo unite all’interno di un segno di pace, insieme a colombe e rami d’ulivo. «Non posso creare senza guardare il mondo che mi circonda», ha dichiarato Marine Serre. Che riesce a dare prova ineccepibile della sua pratica responsabile ed etica. (riproduzione riservata)