TrendIl labirinto dei contrasti di Niccolò Pasqualetti
«Ho pensato a un uomo libero di esprimersi», spiega a MFF il designer, al debutto con il suo menswear a Firenze. E ai rumor che lo vorrebbero in pole per la direzione creativa di Marni risponde con un «no comment»
Un ventaglio bianco come cadeaux sui seat dona sollievo agli ospiti della prima sfilata menswear di Niccolò Pasqualetti. La passerella segue il percorso del labirinto di pietra che si sviluppa nella cavea del Teatro del Maggio musicale fiorentino, sotto il sole estivo già caldo di primo mattino. Il debutto nell’uomo del designer toscano avviene mentre circolano rumors su un suo possibile ingresso da Marni al posto del direttore creativo uscente Francesco Risso. «No comment», risponde Pasqualetti nel backstage a MFF, trincerandosi dietro a un mezzo sorriso.
Trent’anni, un passato nel team di Jonathan Anderson da Loewe e finalista all’Lvmh prize nel 2024, lo stilista è del resto già di casa nel gruppo Otb di Renzo Rosso per una co-lab con Jil Sander. Intanto la collezione, che da oggi sarà esposta in uno spazio a Brera per la Milano fashion week, dà prova di maturità, procedendo per quei contrasti raffinati che fanno parte del Dna della label, in equilibrio tra forza e delicatezza, formalità e disinvoltura. Una dicotomia istintuale che si traduce nel mix armonico di forme e materiali. Da quelli strutturati, come la pelle e i cotoni resistenti che citano il workwear, a quelli più leggeri e di ascendenza femminile, come la rete, la seta e il crochet signature.
«Mi è piaciuto adottare un punto di vista leggermente diverso rispetto a quanto fatto finora. Ho voluto decostruire i capi per decostruire l’identità maschile», spiega Pasqualetti, già in calendario a Parigi con la donna, primo amore che affiora in sfilata con una manciata di look. «Ho pensato a un uomo libero di esprimersi, a cui piace mescolare capi diversi tra loro senza pregiudizi sulle forme e il design». Ampie mantelle prendono allora il posto delle camicie, i pantaloni si curvano intorno alle gambe, il tailoring è ammorbidito da arricciature e asimmetrie, la pelle dei blouson in stile militare resa contemporanea da un effetto color block. Altrove, costumi da bagno cut-out spuntano dai pantaloni sportivi e dalle overall con il corpetto drappeggiato, mentre gli shorts si allargano a mo’ di gonne.
«Nell’abbigliamento maschile di solito si devono rispettare determinati codici, ma qui mi sono divertito a rompere gli schemi», sottolinea Pasqualetti. Tra i pezzi più interessanti spiccano i micro tank top in maglia, i capi in pelle scamosciata tagliata al laser per creare un effetto camouflage e il denim ricamato a punto Sashiko. I gioielli, a cui il designer è legato fin dagli inizi del suo percorso, diventano modulari, una ripetizione di elementi metallici che si indossano a tracolla oppure in vita, superando il concetto di semplice decorazione per sconfinare nel ready to wear.
Giudizio. «Ciò che indossiamo deve riflettere la realtà e permetterci di essere molte persone diverse allo stesso tempo», riflette Pasqualetti. Che su questo concetto di fluidità ha costruito un lessico preciso e raffinato. Se questa collezione maschile ne conferma il talento, è lui stesso a non precludersi alcuna tappa per il futuro. Pur dribblando con garbo l’argomento, gli occhi gli brillano quando si parla di Marni. Anche se per ora il pensiero pare essere rivolto al womenswear che sfilerà a Parigi in ottobre. (riproduzione riservata)