TrendIl fashion instinct di Tory Burch tra sport e tocchi militari
Sovrapposizioni stylish per look affilati nella collezione disegnata dalla stilista americana. Che prosegue con il piano di espansione in Italia, dove è alla ricerca di una location in centro a Milano per il suo monomarca

«Il soundtrack? Volevo allontanarmi dalla distopia. Così ho pensato a qualcosa come una voce parlata, Alan Cummings mescolato a David Lynch. E poi Dolly Parton, che in un certo senso rappresentava come si sentono le donne in questo momento». Tory Burch inizia così il suo racconto, partendo da quella colonna sonora che ha animato il suo show andato in scena da Sotheby’s, tra pavimenti di pietra, pareti candide o muri di boiserie. Un clash di elementi che visivamente si fluidificano, come la collezione. «Classici plasmati dalla storia e dalla funzionalità, resi personali attraverso le nostre storie ed esperienze, è da lì che nasce il vero stile», ha continuato la designer, che sta cercando una location a Milano per aprire un suo monomarca. «Abbiamo onorato ciò che rende gli archetipi senza tempo, esplorando al contempo tecnica e proporzioni. Cardigan impreziositi da ricami realizzati a mano da artigiani indiani. Maglioni in lana Shetland spazzolati e lavati per una leggerezza soffice e ariosa e abiti a vita bassa con cuciture volutamente aperte». Ma anche quei dettagli sport urbani, con piccole suggestioni militari, che assecondano quella camminata su décolleté sapientemente ricamate. Oppure cappotti a uovo con microfantasie dorate e dalla forma couture.
«Perché certe cose resistono? Perché attraversano la storia? Questo è stato il punto di partenza. Ho una foto di mio padre con i suoi pantaloni di velluto a coste. Pensavo che avesse uno stile incredibile. È stata una delle persone più eleganti che abbia mai conosciuto. E c’era anche una donna, Bunny Mellon (iconica orticoltrice, paesaggista e filantropa americana, ndr) per cui provavo la stessa cosa. Ciò che mi affascinava di entrambi era che non c’era nulla di costruito, era tutto molto naturale, spontaneo. E questo è stato l’approccio alla collezione, come prendere un abito in seta a quattro strati, fare un passaggio stone-washed, aprire le cuciture per dare libertà a una donna. C’è quindi una sorta di messaggio subliminale, ma con un’attenzione particolare alle proporzioni e alla tecnica». Un mix all’insegna di una parola, freedom, libertà. Interpretata in passerella da donne come Emily Ratajkowski e in prima fila da icone come Pamela Anderson, nella sua versione no-make-up con cui ha settato una nuova sfida estetica.

Giudizio. Stilish e veloce. I look iniziali sono un gioco di sovrapposizioni molto accattivanti, giocati su gonne geometriche che esaltano la silhouette senza costringerla. Bella l’enfasi sui dettagli anche piccoli, con mini accessori della memoria come il pesce ciondolo o a spilla. E non sono solo borse e scarpe a determinare l’impatto d’insieme, perché Tory Burch affila il suo fashion instinct. Ma com’è far convivere la parte creativa e quella imprenditoriale? «Sono fortunata perché mio marito (Pierre-Yves Roussel, ndr) si è unito all’azienda. Ho dovuto sposarlo per farlo diventare ceo, ho letteralmente lasciato a lui la parte operativa ormai da sette anni e mi sono concentrata solo sul processo creativo. Per me è molto liberatorio. Avrei dovuto sposarlo anni prima», scherza la stilista. Ma in effetti è una vera power couple. (riproduzione riservata)
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