TrendThe now Valentino
«Quello che cercavo erano alcune cose un po’ dimenticate». Alessandro Michele sigla il suo debutto sulla passerella con la fashion house di Mayhoola partecipata per il 30% da Kering. Divide i social, ma conquista i buyer. Tra new romantic, anima couture e sguardo agli archivi
«Siamo creature fragili, esposte costantemente al senso del limite. Camminiamo in punta di piedi su specchi che si infrangono sotto il peso del nostro incedere. Non c’è passo che non rischi l’inciampo, la caduta. Non c’è respiro che non porti con sé l’ombra della vulnerabilità». Sono le parole dello stesso Alessandro Michele a raccontare il suo debutto in passerella alla guida di Valentino, davanti a un parterre di amici come Elton John, Harry Styles, Jared Leto, Florence Welch, Alessandro Borghi o Valeria Golino. Una sfida che ha vinto con una visione poetica e dai tratti romantici che ha reso omaggio al mondo del celebre couturier romano.
Un feeling che si unisce alla sensibilità di Michele nel comporre una storia più che una sfilata. Tra riferimenti Seventies, perle, ricami su chiffon impalpabile, scolli a cuore e fiocchi, pois e pizzo very Valentino. «Ci sono tre decadi abbastanza presenti, che sono la metà e la fine degli anni 60, gli anni 70 e i primissimi anni 80 di Valentino, che credo che siano tre momenti abbastanza importanti per la sua definizione estetica», ha continuato Michele, subito dopo la sfilata della maison di Mayhoola for investments partecipata al 30% da Kering.

E la scena è cinematografica, come un film con personaggi tutti diversi l’uno dall’altro che si muovono leggeri come presenze in una casa che sembra abbandonata, con un pavimento di specchi frantumati e oggetti coperti da lenzuola per non prendere polvere. Una casa, una maison chiusa da tempo ma che è pronta a tornare a vivere e a respirare. A partire da quelle lavorazioni couture che forgiano tutta la collezione, tra sapienti plissettature, applicazioni su vesti lascive e lunghe piume su cappelli che non passano mai inosservati. E poi quel pizzo che dalle calze con impresso il logo diventano tute intere sotto dress aerei, alternandosi a tocchi esotici nelle giacche e a piccoli turbanti anche per lui, visi disegnati con paillettes e colli a onde di ruche.

Sono magnifiche presenze con la passione per le borse da portare in coppia, squadrate con catena su shopping bag con grande V grafica. O sono stregate da una pochette-scultura a forma di gatto e da gioielli e monili, dalla testa ai piedi, dai piercing di cristalli, agli orecchini da labbra fino alle chain strette intorno alle caviglie. Con un fare seducente che non si abbandona mai, dalle culotte al dessous a vista come una vera diva.

Giudizio. «Penso che sia stato un grande colpo di maestria poter reinterpretare gli abiti di 60 anni fa in una maniera così contemporanea ma nello stesso tempo così rispettosa, così fedele. Questo dimostra veramente che la moda non ha tempo. Credo che in ciò risieda l’essenza di questa collezione». Giancarlo Giammetti, socio storico di Valentino Garavani, parla a fine show dopo essere stato in prima fila. E pone il suo sigillo attento. L’attesa era tanta, il connubio alla fine è felice. La mano di Alessandro Michele si vede, si sente dal primo secondo. Bold e votata agli accessi ma si sapeva, il designer non è certo avvezzo a nascondersi. Mostra sicuramente un po’ di femminilità in più rispetto al passato, più vicino alla sensibilità della maison. E come sempre divide, partendo dai social. Una pioggia di odi et amo che da Catullo passa a Instagram. Non pervenuto lo stuolo canonico di influencer al défilé. Vendetta? Comunque uno scossone in una stagione che era un po’ sopita, in un periodo non facile della moda. Si risvegliano anche i buyer, le borse sono già un pezzo da avere. (riproduzione riservata)