TrendIl Brit kolossal secondo Loverboy
Per il decimo anniversario del suo brand, lo stilista Charles Jeffrey torna a sfilare a Londra. Il courtyard della Somerset house si trasforma in un set mastodontico. In un mix di punk e peplum, con tocchi queer. Lo show è un concentrato sapiente di pezzi iconici e uno styling d’eccezione, firmato dalla stilista Katie Grand
Il colonnato neoclassico della main court alla Somerset house si trasforma in un set open air. Sotto le sculture del timpano, un coro di artisti gender fluid mixa citazioni dai Beefeater, la royal guard e tocchi transgender. «Per questa sfilata per i 10 anni del mio brand volevo tornare a Londra», spiega a MFF Charles Jeffrey, founder di Loverboy, brand tra i più evocativi della British scene.
«Ora Londra non è nella sua fase ascendente tra le fashion week, ma vorrei in ogni modo dare un contributo perché possa tornare un place to be», spiega. Indossa un abito con grandi strappi e spille da balia in denim.
Lo show è un mix sapiente di pezzi iconici e styling d’eccezione, firmato niente meno che da Katie Grand. La collezione strizza l'occhio alla storia del brand attraverso nuove rivisitazioni animalier del berretto con le orecchie e del motivo warholiano della banana, reso oversize e surmaturo in velluto nero.
Accenni alla biancheria intima e da notte si contrappongono a riferimenti alla formalità e all'abbigliamento esterno, in una confusione di codici sartoriali di lavoro e tempo libero, pubblico e privato. Attraverso il drappeggio e la decostruzione lo show coltiva il senso del divenire e del disfarsi, evocando abiti tirati frettolosamente intorno al corpo e il graduale disfacimento di un look nel corso di una giornata.
Gli occhi bistrati e i capelli arruffati alludono ulteriormente al regno del sonno, rifratto attraverso una sensibilità decisamente post-punk. Grazie alla collaborazione con The world of Clash, si passa da frecce che con ironia attraversano corpi e pins fino a una rivisitazione del finale dell'abito da sposa.
Gran finale tra getti di fumo e grande coro. Realizzato in collaborazione con il compositore Luca Manning ed eseguito dal coro dei Somerset House Studios, il brano si basa su esperienze personali di queerness e di transizione, aumentate da un processo di improvvisazione che esplora il potenziale della voce come strumento e struttura sonora. Spunta qualche lacrima e si passa al party tra i saloni della Somerset house.
Giudizio. Brit, inclusive, punk, ma piena di pezzi spendibili. Styling sofisticato e ironia che ricorda la great Vivienne Westwood. «Da tre anni Tomorrow London (la realtà guidata da Stefano Martinetto, ndr) è entrata con una partecipazione e ci sta aiutando verso il next step», spiega Jeffrey. La forza di questo show dimostra ambizioni fondate su una visione solida e poliedrica. (riproduzione riservata)