TrendIl bon ton drammatico di Nina Ricci
Il talento London-based Harris Reed scrive un inno all’archivio con un touch teatrale. Tra giga fiocchi borghesi e una nuova sexiness audace
Una parete di flash scattano a ritmo intermittente. Inseguendo la donna Nina Ricci immaginata da Harris Reed. Che cita l’archivio, quei cappucci bordati furry, i fiocchi, i nodi della fondatrice che diventano ora estremi. Immersi in quel mondo drammatico che caratterizza il lavoro del talento che chiama Londra casa. E che da quando si è laureato alla Central Saint Martins sfida la moda tradizionale con una proposta che non conosce genere. Inclusiva, tanto per il suo brand omonimo che sfila fuori calendario nella capitale inglese, quanto per Nina Ricci di cui è direttore creativo.
Per un empowerment che è sexy, teatrale, perfetto per il red carpet. La falcata in pedana è già una dichiarazione. Un passo deciso porta una catsuit in pizzo, in bella mostra sotto un lungo coat peloso oppure appena coperta da una piccola gonna gessata. Una cintura come corsetto stringe una camicetta di volant, tutta trasparenze. Mentre quella precisa, seria, bianca del completo formale mannish ha un bow impettito che protende audace sfidando la gravità.
Cappellini bon ton con velette in rete d’antan su capospalla dal tocco couture. Tese larghe per corti dress a pois dalle spalle gonfiate come palloncini nell’aria. Qui, il ricordo di pelli esotiche per i suit o i bras striminziti dei tuxedo, là quella tuta seconda pelle che vela per mostrare tutto e che diventa rossa, sormontata dal fiocco come fil rouge che si avvolge sul capo come fosse morbido, ma è rigidissimo.
Giudizio. Harris Reed arriva per gli applausi emozionato, saltella, è felice. Ha trovato il punto di incontro tra Nina Ricci e la sua firma che celebra la femminilità amplificata. Dove gli abiti contano quanto il wow effect. Perché alla fine il mondo è un palcoscenico. (riproduzione riservata)