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I sacerdoti del rock di Ann Demeulemeester

«C’è crudezza unita a delicatezza», dice Stefano Gallici, alla seconda prova per il brand rilanciato da Antonioli E se l’archivio è «una foresta in cui perdersi», il designer si fa guidare da Patti Smith

di Margherita Malaguti (Parigi)
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Un look Ann Demeulemeester fall-winter 2024 (courtesy Ann Demeulemesteer)
Un look Ann Demeulemeester fall-winter 2024 (courtesy Ann Demeulemesteer)

Occhi cerchiati da sonni negati su visi spigolosi di corpi androgini sfilano sormontati da quei capelli scompigliati à la Patti Smith, grande amica della stilista Ann Demeulemeester. E la founder siede in prima fila per applaudire il lavoro del giovanissimo stilista Stefano Gallici che ha preso le redini stilistiche del suo brand, oggi rilanciato da Claudio Antonioli.

Smith, aka la Punk poet laureata, è non a caso tra le leggende della musica citate dal designer classe 1996. Che vuole in front row Jimmy Page dei Led Zeppelin accanto a Victoria De Angelis dei Måneskin. Ma anche Dave Gahan dei Depeche mode. Mentre porta in pedana un’ode alle rockstar di tutti i tempi.

«Il secondo sforzo è sempre arduo, è il momento in cui una visione diventa evidente. Le radici della mia idea di ciò che Ann dovrebbe essere risiedono nel potere dell’indefinitezza, in un’ambiguità che permette la libertà di essere come si vuole», racconta Gallici. «L’elefante nella stanza è l’archivio, lo straordinario corpus costruito da Ann. Io mi propongo di essere altrettanto personale. L’archivio per me è una foresta in cui entrare e perdersi».

Flirtando con l’heritage di Demeulemeester, Gallici immagina alti anfibi pesanti e cattivi, leggerissimi vestiti fluttuanti, colli shearling sui lunghi cappotti di pelle nera. Come dark è tutta la tavolozza cromatica. Strisce e nastri si moltiplicano alla maniera della creativa degli Antwerp six. La maglieria si lacera, i volant impalpabili si moltiplicano. Nell’aria un synth prodotto dal vivo, in passerella star da palcoscenico.

Giudizio. «C’è crudezza, ma anche delicatezza», dice Stefano Gallici, che si sente «esposto e fragile, ma anche protetto dalla consapevolezza di essere autentico». C’è l’eredità stilistica di Ann Demeulemeester, certo, e una visione personale che molto deve alla musica. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 02/03/2024 19:20
Ultimo aggiornamento: 04/03/2024 16:17
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