TrendI bersagli mobili di Avavav alla Milano fashion week
Spazzatura lanciata addosso ai modelli come metafora estrema del rifiuto e dell’odio sui social per il brand di Beate Karlsson
Cestini colmi di spazzatura e guant di lattice custom sui seat. I guest di Avavav li indossano guardinghi, ma anche curiosi per la nuova prova del brand di Beate Karlsson, il grotesque ticket della fashion week milanese. Lo show inizia, sui pannelli luminosi in fondo alla pedana scorrono frasi di odio per il brand provenienti da account social: «Avavav should never exist», «Avavav is rubbish».
Il tempo di dare un’occhiata alla co-lab con Eastpak e già dalla seconda uscita gli spettatori, esortati dallo stesso team del brand, iniziano a tirare spazzatura sui modelli, finché il pavimento non diventa uno scivoloso campo di battaglia. Sulle felpe e le camicie, le scritte Hate e Filthy rich. I look, pure belli, sono quasi impossibili da guardare, nella speranza di non prendersi in faccia una lattina di coca, uno schizzo di sugo o una buccia di banana. E lo show finisce con una calcolata, quanto scenografica, torta in faccia alla stilista.
Giudizio. Si esce confusi e un po’ disgustati, genio o sregolatezza? Forse entrambi, di certo Avavav riesce nell’ennesima metafora estrema di un comportamento sociale. Questa volta, quello dell’odio sui social in generale e per il marchio in particolare. (riproduzione riservata)