TrendLa fiaba vittoriana di Harris Reed
Il designer ha dato il via alle sfilate di Londra con uno show nelle gallerie della Tate Modern. In scena gorgiere, corpetti dalle scollature vertiginose e pizzi candidi «Mi sono ispirato alla corsetteria di una volta», ha detto lo stilista, che è anche direttore creativo della maison Nina Ricci «E l’ho rivisitata in una chiave ancor più sculturale»

Smells like teen spirit. Sulle note della celebre hit dei Nirvana scandite dal suono romantico delle corde di un trio di violoncelli, sono scivolate sulla passerella di Harris Reed crisalidi, pronte ad uscire dal bozzolo per spiccare il volo. Il designer anglo-americano ha dato il via alla London fashion week sullo sfondo dell’ala Blavatnik della Tate Modern, confermandosi ancora una volta uno dei nomi di punta della capitale con una fiaba fashion dal sapore gotico e dal grande impatto visivo.
Non a caso la collezione settembre 2024 che trascende dalle stagioni ed è piuttosto trans-stagionale, si intitola Encore: ancora Londra, ancora la Tate modern e ancora quella demi-couture in salsa vittoriana che rende così riconoscibile lo stile dello stilista. Code a sirena. Gorgiere a disco. Pizzi. Crinoline, black velvet e corpetti dalle scollature vertiginose, sensuali e glamour.

«Da Londra sono passati Vivienne Westwood, John Galliano e Alexander McQueen. È una città dove va in scena la teatralità della vita», ha ricordato il designer nel backstage. «Voglio dimostrare che Londra è qui per restare. Non tutti fanno rumore quanto me, ma spero con la mia sfilata di dare a London fashion week una sorta di avvio con il botto», ha dichiarato a MFF Reed, che si divide fra la capitale britannica, città elettiva e sede del suo marchio omonimo, e Parigi, dove guida l’ufficio stile di Nina Ricci.
Come nella collezione precedente, Reed trasforma tessuti di arredo in capi di abbigliamento. Salvo strisce classiche e motivi jacquard da interior, il pattern non esiste e domina la tinta unita o al massimo, il bicolore. «Mi piace sempre giocare con il mio modo di fare sostenibilità: la scorsa stagione avevo riciclato tessuti per rivestimenti murari. Questa stagione ho utilizzato vecchie tovaglie o drappeggi damascati che si potrebbero ritrovare in un boudoir, iniettando in questi materiali una seconda vita», ha spiegato il creativo, che ha utilizzato una palette incentrata su quattro colori: bianco, nero, giallo e celeste. Quanto agli abiti gabbia e alle silhouette a clessidra marcate da corsetti stretti in vita e volumi sui fianchi, lo stilista non ha nascosto di essere stato ispirato dalla corsetteria di una volta.

«Ritengo che faccia quasi parte della storia del costume londinese: se si guarda alla Westwood, McQueen o Galliano, o anche solo ai re e alle regine, è un elemento stilistico ricorrente, che io ho rivisitato in chiave più spogliata e sculturale», ha precisato. Il mood? «London romantic victoriana», ha sentenziato.
Giudizio. Le creature di Harris torreggiano su platform vertiginose. Sono lunghe, sottili ed elegantissime sia avvolte in sete damascate e moiré che fasciate in morbidi velluti. E hanno un minimo comune denominatore: un glamour da diva assoluta e una sensualità raffinata, che non sconfina mai nella volgarità. Reed inaugura ancora una volta London fashion week, provando di essere non solo uno dei talenti più influenti della capitale, ma anche uno dei migliori ambasciatori della moda targata Union jack. (riproduzione riservata)