TrendGucci brilla a Times square
«La storia d’amore con New York è iniziata più di sette decenni fa lungo la Fifth avenue». Per il suo debutto con la cruise, Demna immagina un mega show con il takeover di 76 billboards e monitor e una sfilata in strada con star come Cindy Crawford, Tom Brady e Paris Hilton

Un silenzio impossibile per pochi secondi che sembravano un’eternità. Non si sentivano sirene, musiche o persone, tutto ovattato e sospeso, solo luci negli occhi. Poteva essere un frame di Vanilla sky l’attimo in cui Gucci ha conquistato Times square e i suoi 76 billboards e mega monitor accendendo per trenta minuti all’unisono una delle piazze più famose del mondo con spot immaginari di acque e gym Gucci, di collezioni pet, longevity, businesswear. Oggi non ci sono, domani chissà. E poi come un puzzle tridimensionale la proiezione della sfilata live cui cui Gucci è tornato a mordere la Grande mela.
Perché per la prima collezione cruise firmata Demna, la maison del gruppo Kering ha scelto una location che è un vero statement. Sei mesi di lavoro per chiudere il centro di Times square per i circa 600 ospiti con uno show evento a partire dai modelli d’eccezione come la super top Cindy Crawford che chiude lo show, la star del football Tom Brady e l’ereditiera fashion Paris Hilton in versione castana, tutti simboli di cultura pop americana. Sfilano davanti a un parterre dove spiccano Mariah Carey, Lindsay Lohan e Kim Kardashian, Ghali e Domenico De Sole. Una parata di vip chiamati ad assistere a quel Guccicore che caratterizza la collezione, pronta a sfoderare dei capisaldi vestimentari, un linguaggio visivo in una collezione costruita attorno a un nuovo guardaroba essenziale.

«La storia d’amore di Gucci con questa città è iniziata più di sette decenni fa sulla Fifth avenue», ha spiegato lo stesso Demna, mente creativa di Gucci, «quindi portare questa sfilata a New York è come un ritorno a casa per il brand. Volevo mostrare questa collezione su persone che potresti incontrare per strada, individui con il proprio modo di indossare i vestiti, una pluralità di stili che si intrecciano come le strade della città». Ed è come camminare da Madison avenue a Brooklyn, da Soho a Harlem, fino alla Fifth avenue. Broker finanziari e uomini d’affari, ladies who lunch avvolte in cappotti shearling portati con studiata nonchalance, skater in tailoring morbido e jeans rilassato, accanto a filantrope e socialite impeccabilmente composte in abiti da sera e pantsuit. Ecco il tailleur affilato perfetto, il cappotto perfetto, il gessato da businessman perfetto per mettere i nuovi mattoni estetici. Ma poi la mano si scatena con fasce web trasformate in un top per lui, con ricami a costruire pattern di pellami esotici, tagli anni 90, zaini portati sui completi per Wall street. Fino a quella sera black. Piume dark e fiamme nere di ombretto sugli occhi. Mariacarla Boscono vestita di un abito stola asimmetrico dalla profonda sensualità. Alex Consani con un caftano impalpabile e mille collane per un choker gioiello.

Giudizio. Non si corre il rischio di essere spaventati da Gucci? «Certo che ho paura di Gucci. Per questo lavoro bisogna avere paura, la comfort zone è solo per il sabato sera, guardando un film di Netflix seduti sul divano». Demna non ha mezze misure, sa che la scommessa non è facile e che dividerà. «Non ho più voglia di dover mostrare una motivazione intellettuale per ogni cosa che faccio». E porta una collezione preziosa non commerciale nel luogo più commerciale del mondo. Una sfida. Perché è proprio quella sua natura di essere antenna capace di captare cambiamenti nell’aria che colpisce. Il progetto Gucci nel suo complesso sta iniziando a graffiare adesso, i meccanismi si stanno muovendo e questo show aiuta, creando un vero fashion moment. (riproduzione riservata)
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