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Gli spettri di Erdem animano il British museum alla London fashion week

Davanti al direttore del museo e a Marina Abramovic sfila una collezione ispirata a Hélène Smith, la medium di fine Ottocento che, durante le sue trance, attraversava secoli, corti e pianeti

di Tommaso Palazzi (Londra)
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Un look Erdem spring-summer 2026 (ph Francesc Ten/MFF)
Un look Erdem spring-summer 2026 (ph Francesc Ten/MFF)

Il colonnato del British museum, immerso nella luce di settembre, diventa il palcoscenico di una sfilata che sfida il tempo. Per la primavera-estate 2026, Erdem Moralioglu presenta una collezione ispirata a Hélène Smith, la medium svizzera di fine Ottocento che, durante le sue trance, attraversava secoli, corti e pianeti, convinta di essere vissuta come dama francese, principessa indiana e viaggiatrice marziana. Questa storia di reincarnazioni diventa il filo conduttore di una narrazione che fonde storia, mito e sogno.

In prima fila, il direttore del British museum, Nicholas Cullinan, recentemente nominato, osserva con attenzione. Cullinan ha varato un progetto di restauro da oltre 1 miliardo che sarà realizzato in un decennio. Vicino a lui, Marina Abramovic. La collezione si sviluppa come un diario di reincarnazioni: abiti a pannelli sovrapposti che sembrano pagine, sete screziate che evocano aurore boreali, broccati ottocenteschi smontati e ricomposti come costellazioni. Le silhouette alternano rigore vittoriano e fluidità orientale, con cappe che paiono sari e bustier di corte. Le stampe raccontano giardini in negativo, architetture planetarie, ricami come mappe stellari. Tutto oscilla tra l’intimità del sogno e il peso della storia.

Nella seconda metà dello show, la collezione prende una svolta ancora più visionaria. Nuvole di satin chartreuse si trasformano in abiti impalpabili, mentre i mini dress Watteau in verde e rosa lavano l’occhio con una leggerezza sospesa, punteggiata di simboli in cristallo. Gli abiti crochet in cotone, bianchi o neri, scendono in lunghe code da veggente ottocentesca. Un trench coat rosa pallido, ricamato con frammenti di tessuto e simboli in jet crystal, si sovrappone a una nightshirt in cotone metallizzato avorio, fondendo intimità e cerimonia. Seguono mini dress con appliqué crochet e completi tuxedo in grano di polvere con drappeggi avorio, segno che la couture può diventare uniforme rituale.

Giudizio. Il crescendo culmina nei bustier cage dress: strutture scheletriche in pizzi antichi e ricami sfrangiati, come armature di fantasmi che trattengono e insieme liberano il corpo. È un finale che ribadisce la dimensione metamorfica della collezione, tra reliquia e fantascienza, un omaggio alla molteplicità dell’identità femminile: monarchica e mistica, terrestre e siderale, capace di reinventarsi di continuo. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 21/09/2025 20:00
Ultimo aggiornamento: 22/09/2025 18:54
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