TrendFuturistic archives per Schiaparelli
«Ho guardato a scatti del 1929, al crepuscolo del glamour di quegli anni», spiega Daniel Roseberry, direttore creativo della maison di Diego Della Valle, citando Man Ray. Che lavorò spesso con la fondatrice e che sarà al centro di una mostra al Met in settembre. Tra matador fetish e robot da saga sci-fi
«Mi sono immerso negli archivi della maison come mai prima d’ora. Ho guardato agli scatti del 1929, precedenti l’invasione tedesca di Parigi, all’incredibile crepuscolo glamour di quegli anni. Pensavo agli abiti tagliati a sbieco, alla giacca di Elsa e all’atemporalità di un mondo desaturato in bianco e nero». Daniel Roseberry battezza l’haute couture di Schiaparelli, show che apre le giornate dell’alta moda nella Ville lumière, Future archive. Nella sua mente prende forma una riflessione sul ruolo della moda nella società odierna, protagonista di stravolgimenti per certi versi paragonabili a quelli dell’inizio del XX secolo, che si traduce nel desiderio di lasciare il segno con una collezione sensuale, ruvida e a tratti feticistica. Il bianco e il nero, come in scatti d’epoca, sono il punto di partenza per look illuminati da bracciali simili ad anelli di Saturno, da collane che esplodono come i raggi di un sole e da costellazioni abbaglianti di ricami dorati che definiscono le silhouette. Moderne matador, che usano la sella dei loro cavalli come bustier o sfilano con giacche dalle spalle sagomate, si alternano a creature robotiche. Eroine da saga sci-fi vestite con divise argentee che ricordano a tratti Metropolis. In un gioco di rimandi tra allora e domani. «Ci sono meno corsetti, le linee sono più liquide ma allo stesso tempo volevo essere più diretto, meno sentimentale rispetto alla scorsa stagione», prosegue il designer, che cita la mostra che il Met di New York dedicherà in settembre a Man Ray, artista con cui la fondatrice lavorò in più occasioni e che del bianco e nero fece la sua firma. «Era un’epoca scura ma al contempo aveva una forza di proiezione verso il futuro», prosegue. E in questo interrogarsi sul domani Daniel Roseberry trasforma pezzi storici tra cui la giacca Elsa o il mantello Apollo nell’oggi per vestire star come Cardi B o Dua Lipa, sedute nel front row. Con un surrealismo sempre presente ma più sussurrato che si traduce abiti decorati con un’iride dipinta a mano, incastonata in cabochon di resina, in collane con un cuore umano pronto a battere a ogni passo e in elementi decorativi di ceramica che riproducono gli iconici buchi della serratura e dettagli anatomici. Elementi che Roseberry ha saputo valorizzare al meglio in questi anni di direzione creativa.
Giudizio. «Ognuno dei 30 look è come un manifesto, rappresenta un personaggio diverso», sottolinea Roseberry. Che costruisce una sorta di saga moderna, attingendo agli archivi proprio per guardare avanti e portare al next step il marchio di Diego Della Valle. Mentre cresce l’attesa per conoscere i dettagli del progetto che il Victoria & Albert museum di Londra dedicherà alla maison nei prossimi mesi. (riproduzione riservata)