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Gli analisti sui dazi di Trump: «I brand rincareranno i listini. I gruppi più esposti? Ferragamo, Lvmh e Kering»

La prima reazione dei gruppi sarà un innalzamento a una cifra dei prezzi negli Usa. Maggiori rischi per i marchi con una percentuale di ricavi più alta Oltreoceano. Hermès e Richemont potrebbero reagire meglio degli altri

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Un look Ferragamo fall-winter 2025/26 (Francesc Ten/MFF)
Un look Ferragamo fall-winter 2025/26 (Francesc Ten/MFF)

Come reagirà il lusso ai dazi di Trump? Nell’immediato con un aumento dei listini per i consumatori statunitensi, nell’ordine di una cifra percentuale. A evidenziarlo sono gli analisti contattati da MFF, nel day after le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti. «Ci aspettiamo che tutti i marchi attuino aumenti di prezzo a una cifra percentuale negli States nelle prossime settimane e che individuino opportunità di risparmio sui costi nelle loro attività sul mercato locale e su quelli globali per mitigare parte dell’impatto del provvedimento. Tuttavia, il modo in cui i consumatori del lusso statunitensi e globali risponderanno alla potenziale riduzione della crescita economica mondiale rimane sconosciuto», sottolineano gli esperti di Citi. Che evidenziano come i titoli più colpiti nell’immediato saranno quelli con la maggiore percentuale di ricavi Oltreoceano. In base all’esposizione decrescente ai ricavi statunitensi vengono citatele società Brunello Cucinelli (34%), Ferragamo (31%), Lvmh (25%), Kering (24%) e Richemont (20%). I titoli meno colpiti saranno invece in ordine crescente di esposizione Moncler (13%), Swatch group (15%) che però producendo in Svizzera sarà soggetto a tariffe del 31%, Prada group (16%), Hermès (17%) e Burberry (19%), che beneficerà dell’impatto minore dei dazi destinati alle esportazioni dal Regno Unito, pari al 10%. Infine, le aziende con un forte potere di determinazione dei prezzi e un posizionamento di fascia alta, come Hermès e Richemont, potrebbero trovare più facile mitigare l'impatto attraverso la determinazione dei prezzi.

Luca Solca, sector head - global luxury goods di Bernstein, ha sottolineato come: «Gli operatori del lusso abbiano già pagato dazi per decenni riguardo alle loro esportazioni negli Stati Uniti, in particolare la pelle e la moda pagavano più del 15%. Se le nuove tariffe del 20% includono anche questo, l'impatto è minimo, se non nullo. Un aumento dei prezzi al dettaglio dell'1% o del 4% sarebbe quindi sufficiente a pareggiare l'impatto di primo livello dei dazi. Tuttavia, se queste politiche dovessero provocare una forte recessione globale e una correzione del mercato azionario, si verificherebbe uno scenario da Black swan».

Berenberg ha invece evidenziato come: «Le prospettive per gli Stati Uniti siano meno ottimistiche rispetto all’inizio di gennaio, poiché l’incertezza politica continua a minare la fiducia dei consumatori e delle imprese statunitensi. Tuttavia, il paese continua a esercitare un’attrattiva a lungo termine, mentre i consumi cinesi sono schiacciati dai venti contrari strutturali di debito, demografia e politica. Inoltre, gli Stati Uniti offrono opportunità di quote di mercato per i nomi europei nella parte centrale del Paese, ancora poco penetrata». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 03/04/2025 15:37
Ultimo aggiornamento: 04/04/2025 12:27
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