TrendGiorgio Armani brilla per i 20 anni della couture. Demi Moore nel front row
Giorgio Armani apre le porte del suo palazzo parigino in occasione dell’anniversario. «Questa sfilata è una nuova affermazione di tutto ciò che l’alta moda significa per me», spiega lo stilista. Che, di fronte a un parterre di star porta in scena abiti lunari che riflettono la luce grazie a cristalli, paillettes e ricami preziosi
Gli invitati sono accolti come a casa. Lo show per i vent’anni del Privé è ospitato infatti tra le mura di Palazzo Armani, headquarter parigino del designer al 21 di rue Francois premier, a due passi da avenue Montaigne. Se lo scorso giugno, Giorgio Armani ne aveva regalato solo un’anteprima alla stampa, questa volta le porte si aprono in grande stile per accogliere il défilé primavera-estate 2025 durante la Paris haute couture week. E il parterre è quello delle occasioni speciali. A partire da Demi Moore, acclamatissima star fresca di Golden globe, premio ritirato proprio indossando un abito color champagne della collezione Privé, e candidata agli Oscar per la sua interpretazione in The substance.
«Questa sfilata coincide con i vent’anni del Privé ma non vuole essere una retrospettiva o una celebrazione», spiega Giorgio Armani. «È, invece, una nuova affermazione di tutto quello che l’alta moda significa per me, ossia la possibilità di liberare la fantasia pensando a una clientela vera, autentica, che ricerca e indossa queste creazioni. Catturare la luce sulle superfici degli abiti è stata la meravigliosa sfida di una collezione dall’allure lunare, ricca ma con un tocco leggero che per me è sempre essenziale».
Lumières è infatti il nome dato allo show che si snoda come un viaggio tra luoghi incantati, dalla Cina ai paesaggi della Polinesia che diventano stampe e ricami acquerellati, dall’opulenza dell’India all’eleganza lineare del Giappone fino al decoro del nord dell’Africa. In una sintesi di pennellate di luce che percorrono le silhouette a colonna sinuose o morbide. Giacche piccole e corte, decorate con paesaggi sfumati, si indossano con morbidi pantaloni, abiti lunghi si vestono di cascate di cristalli argentei mentre i blazer maschili si ammorbidiscono nei volumi.
La palette dei colori spazia dall’oro al greige, dal bianco e nero al rosa e si apre a incursioni di amaranto, bronzo e blu pieno, mentre le pietre si moltiplicano, quasi fossero incastonate nel tessuto. I ricami, realizzati a mano, sono la caratteristica preziosa di abiti e accessori, persino dei copricapi, fino a culminare in un ricco patchwork che omaggia il decorativismo indiano. Mentre dal pubblico si alza un’ovazione per il designer, protagonista pochi giorni a fa a Milano con l’uomo e oggi stella della couture parigina.
Giudizio. Il pubblico si alza in ovazione. Giorgio Armani accompagnato da una modella attraversa i saloni della sua casa parigina per accogliere il saluto del pubblico. Conquistato da una collezione iper preziosa che non vuole essere celebrativa ma che si rivela capace di cogliere l’essenza del sogno della couture.
Palazzo Armani, la nuova sede da 2.000 metri quadri
Uno spazio di 2.000 metri quadrati, al 21 di rue Francois premier. È qui che Giorgio Armani ha trovato la sua desiderata casa per il mondo Privé. Palazzo Armani è un edificio storico risalente al 1864/65. I suoi locali accolgono l’atelier con le collezioni di haute couture e alcuni uffici, tra cui quello dello stilista. Ma il palazzo ospiterà anche, nella parte più moderna, vari dipartimenti, inclusi il commerciale e la comunicazione.

Costruito originariamente per essere abitazione privata, nel 1912 cambia destinazione e diventa nel tempo sede di varie società, fino a essere acquistato da Giorgio Armani. Gli ambienti sono decorati con stucchi e dipinti dell’epoca che, grazie all’accurato restauro voluto dallo stilista, sono tornati all’antico splendore. Dimora di rappresentanza che lo stilista definisce: «Un pezzo di mondo Armani, con un carattere locale. In qualche modo è un punto fermo, non certo paragonabile alle sedi dei miei colleghi francesi, di cui sono però molto orgoglioso». E che suggella un rapporto tra il designer e la città che dura appunto da vent’anni. (riproduzione riservata)