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Business

Francesca Rulli (Yhub): «filiera per generare valore»

L'imprenditrice, co-founder del gruppo di servizi innovativi per la moda responsabile, ha mappato un network di circa 80mila fornitori nel mondo

di Matteo Minà
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Francesca Rulli, co-founder di Ympact e YHub (ph Jule Hering/MFF)
Francesca Rulli, co-founder di Ympact e YHub (ph Jule Hering/MFF)

«La filiera per un brand è quell’ingrediente fondamentale con cui costruisce una storia di valore». Lo ha affermato Francesca Rulli, co-founder di Ympact e YHub, il gruppo italiano di servizi innovativi e piattaforme It per la moda responsabile, durante il suo intervento in occasione del MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025. L’imprenditrice ha spiegato: «Abbiamo costruito un metodo attraverso il quale il brand mappa la sua filiera, si connette e quindi sviluppa un sistema collaborativo con essa. Spesso questo viene chiamato sistema di controllo o di monitoraggio, ma in realtà è un sistema collaborativo con il quale il marchio non solo dispone la sua produzione, ma co-progetta e co-crea i suoi prodotti riducendone l'impatto ambientale e sociale. Quel prodotto finito, con il suo passaporto digitale che la normativa sta andando a chiederci, è proprio l’unione di tutti questi anelli che collaborano tra loro per la riduzione di impatto». E alla domanda se questa stretta collaborazione tra marchi e supply chain porti a un aumento dei controlli, la stessa Rulli, che ha ricordato come il gruppo abbia una squadra di circa 80 persone con oltre 80mila fornitori mappati nel mondo, che in parte tracciano le loro produzioni per garantire un sourcing responsabile, ha specificato: «Il brand in questa chiave rivoluzionaria in cui la sua filiera deve essere prima di tutto conosciuta ha bisogno di fare ordine e avere un sistema che lo aiuti nel tracciare e raccogliere dati spesso anche in maniera veloce, quindi è sicuramente messo a una bella prova». Infine, l’imprenditrice ha parlato delle sfide del settore. «Sono due quelle più stringenti. Da un lato il bisogno di tecnologia interoperabile, che collabori anche con i sistemi informatici già esistenti, dall'altro servono competenze nuove in ambito di digitalizzazione, sostenibilità e riduzione dell'impatto, soprattutto per le Pmi. Entrambi i temi non devono essere visti come un costo, perché ottimizzano il fare impresa e il ritorno è facilmente dimostrabile». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 21/10/2025 19:20
Ultimo aggiornamento: 21/10/2025 19:40
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