BusinessFormazione, oggi serve un nuovo storytelling
Sarà fondamentale affinché si crei un dialogo con la filiera. È quanto emerge dal panel di Matteo Secoli, Alessandro Enriquez e Domenico Orefice
Il tema della formazione di moda, in relazione sia alle visioni e prospettive future, ma anche di un necessario cambio di storytelling per includere le attività accademiche dentro il racconto di filiera, è stato al centro del talk Formazione: accademie, scuole e istituti per formare la next gen al MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025. Come ha spiegato Matteo Secoli, presidente di Piattaforma sistema formativo moda e presidente di Istituto Secoli: «Studiare moda in Italia vuol dire avere la filiera di fianco e credo che un aspetto che in generale non trattiamo sufficientemente bene è quello di raccontare che quando si parla di filiera di moda si parla anche della formazione come parte integrante. Questo aspetto è fondamentale, soprattutto in un momento di difficoltà del settore in Italia». Lo stesso imprenditore ha poi sollevato il tema della visione di medio lungo termine nei processi formativi: «Oggi parlare di formazione vuol dire avere la capacità di guardare oltre quello che succederà domani e provare a immaginarsi anche un futuro di medio termine». Sulla necessità di lasciare esprimere la creatività ai giovani studenti da parte delle scuole e accademie di settore è poi intervenuto il designer Alessandro Enriquez, spiegando: «La libertà di espressione è quella che, soprattutto nel mio caso, è stata vincente, perché diciamo un po’ da ribelle ho voluto sempre fare qualcosa di diverso. Quando i ragazzi mi chiedono dei consigli li esorto a seguire loro stessi». Domenico Orefice, ceo & creative director del marchio eponimo ha posto l’accento sulla necessità di conoscere a fondo i processi fisici per i futuri creativi: «Strumenti come l’Ai, se messi in mani sbagliate, possono fare danni perché non aiutano mentalmente ad arrivare a una creatività. Credo che gli istituti dovrebbero implementare questa tematica. Infatti, la prima cosa che chiedo agli studenti è proprio se sanno cucire». (riproduzione riservata)