TrendÉtudes studio e la nuova grammatica del vestire alla Paris fashion week
Tra cardboard design e percussioni live, il brand lancia un messaggio chiaro dalla passerella francese. La mascolinità si (ri)definisce, tra denim vissuto, maglieria e forme inedite
Una venue quasi spoglia, tra sedute in cartone e un crescendo di percussioni. Così Études studio ha inaugurato la prima e caldissima giornata di settimana della moda parigina per la primavera-estate 2026. L’immaginario che ne emerge è chiaro. «Alternatives are possibles», leggiamo su una T-shirt. Più che uno statement, un invito. In passerella sfila infatti una nuova idea di mascolinità, sensibile, fluida, stratificata. I grandi classici del menswear vengono filtrati attraverso l’occhio del duo creativo Arbet–Egry. Le linee si allungano o si spezzano, come nel caso dei top monospalla.
E ancora, righe e un tripudio di nuance terrose. Il denim è protagonista assoluto, slavato, destrutturato e ancora una volta genderless, abiti, camicie, giacche e pantaloni compongono un guardaroba pratico e bramatissimo. Le silhouette sono pulite, lo sportswear si fa classy e il workwear si eleva in forme minimali ma mai anonime. Chiudono la sfilata stampe vivaci, quasi marmi italiani rivisitati in chiave pop, l’ultimo tocco di una collezione che è tanto radicata nel reale quanto proiettata verso il futuro, sempre più incerto, del fashion system.
Giudizio. Una collezione coerente e colta, una prova di maturità stilistica nel saper raccontare, in un mashup unico, ricerca e funzionalità, con una visione che sembrerebbe finalmente rinnovare i codici del menswear. (riproduzione riservata)