TrendEmporio Armani, ritorno al futuro
Giorgio Armani sfila sotto uno scatto di Tom Munro del 2000, già locandina della sua storica mostra al Guggenheim museum di New York, per celebrare l’atemporalità come quintessenza di stile. I look uniscono camicia bianca, pants ricamati e cravatta. E dopo lo show, un grande party per la riapertura del mega store di via Manzoni
All’Armani/teatro disegnato da Tadao Ando si respira il clima delle grandi occasioni. Nel front row ci sono le medaglie d’oro Simone Barlaam, Thomas Ceccon e Nicolò Martinenghi, freschi di vittorie alle Olimpiadi di Parigi. Così come le attrici Esmé Creed-Miles e Zhou Yutong. Lo show di Emporio Armani chiude una giornata ricca di sfilate, con l’uscita di Giorgio Armani che saluta il pubblico insieme a Leo Dell’Orco (responsabile dell’ufficio stile uomo), Silvana Armani (responsabile dell’ufficio stile donna), Nicola Lamorgese (a capo dell’ufficio stile Emporio Armani uomo, storico collaboratore da trent’anni in azienda) e Marco Brunello (a capo dell’ufficio stile Emporio Armani donna, storico collaboratore, in azienda da ventiquattro anni).

Sullo sfondo della sala compare un celebre scatto del britannico Tom Munro (una ragazza con i capelli pettinati con riga, giacca e cravatta), che nel febbraio del 2000 fu la locandina della mostra tenuta da Armani al Guggenheim museum di New York, il primo stilista in assoluto a varcare la soglia del building spiraliforme di Frank Lloyd Wright. Guardare al passato con lo sguardo e l’azione rivolte al futuro è forse la chiave per leggere la spring-summer 2025 di Emporio. L’immagine simbolica della modella in completo maschile con cravatta racchiude questo concetto: è l’essenza di ciò che è stato prima, ma anche l’annuncio di quel che verrà dopo. Così la cravatta, in origine indossata al femminile come dichiarazione elegantemente «à la garçonne» provocatoria di parità di genere, ora diventa un vezzo. L’intera collezione è un invito a vivere il vestirsi con libertà e ironia, con una misura che definisce l’essenza della maison.

«Milano rimane il centro del mio mondo, un luogo in cui posso osservare i cambiamenti, in cui posso sperimentare», dice Giorgio Armani. Una dichiarazione perfetta per il laboratorio del suo stile urban chic, così come a proposito dello store completamente ripensato in via Manzoni, che pure aprì nell’ormai lontano 2000. Tout se tient, evidentemente. A catturare l’idea di futuro anteriore, di continuità che guarda in avanti, è il più istintivo dei gesti di stile: la camicia bianca e ampia portata con i pantaloni ricamati e, appunto, la cravatta. Nel complesso il tono è morbido e naturale, sottolineato da scarpe piatte, ballerine che diventano stivaletti, borse capienti in crosta o intrecciate, oppure micro, i cappelli dalla tesa larga.

Giudizio. Back to the future (ritorno al futuro) era il titolo di un film del 1985 con Michael J. Fox, il cui protagonista viaggiava inaspettatamente nel 1955 e doveva costruire una macchina del tempo per ritornare al presente. Dallo stile alla concezione dello shopping, Giorgio Armani vedeva già un quarto di secolo fa, la fusione tra experience, cultura e atemporalità che si dimostra vincente nella moda di oggi. Armani ha un senso del tempo insieme ciclico e lineare: il suo catturare lo spirito del momento è tutt’uno con il desiderio di definire uno stile che rimane coerente con sé stesso, che cambia per non cambiare. (riproduzione riservata)