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Dior confidential. La maison sfila a Los Angeles celebrando il cinema

Il brand del gruppo Lvmh trasforma il Lacma in una passerella. E davanti ad Al pacino, Anya Taylor-Joy e Miley Cyrus, Jonathan Anderson disegna un omaggio al rapporto che la casa di moda ha avuto con il mondo delle star. Tra vecchia e nuova Hollywood, con una collezione cruise che si avvicina alla preziosità couture

di Stefano Roncato (Los Angeles)
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Il finale della sfilata Dior cruise 2027 (ph Francesc Ten/MFF)
Il finale della sfilata Dior cruise 2027 (ph Francesc Ten/MFF)

Un fumo leggero, estetico, da set abbraccia il Lacma, uno dei templi del grande schermo nella città degli angeli. Una location speciale scelta da Dior per atterrare a Los Angeles con la collezione cruise, la prima disegnata da Jonathan Anderson nella sua era alla guida della maison del gruppo Lvmh. Luci da grandi registi. Cadillac da collezione animate da attori. E scene di una normalità cinematografica, quasi disarmante. Al Pacino che chiacchiera con Anya Taylor-Joy. Miley Cyrus che parla di case con Macaulay Culkin. Jeffrey Goldblum che ti passa accanto sorridente, Lauren Hutton seduta tranquilla. Tanto per citarne alcuni, vicino al patron di Lvmh, Bernard Arnault. Davanti a loro, sfila una collezione co-ed che mixa tradizione e new gen, vecchia Hollywood e nuova Hollywood. Tessuti Dior dei Fifties e catenelle sui jeans consumati per i boys che sembrano surfisti di Santa Cruz. In quel gioco di contrasti che piace sempre allo stilista della fashion house francese.

«Mi piaceva l’idea di essere on set e off set», ha spiegato a MFF lo stesso Jonathan Anderson, «avevo in mente la biografia di Scotty Bowers, il benzinaio di Los Angeles che aveva dormito con tutta Hollywood, uomini e donne. E poi pensavo a quando Christian Dior incominciò a vestire stelle come Ava Gardner e Marilyn Monroe. E poi c’è quel momento celebre in cui entra negli studios e inizia a lavorare con Marlene Dietrich e Alfred Hitchcock». No Dior, no Dietrich recitava una frase celebre legate a quell’attimo in cui si decise un destino. E il mood da femme del grande schermo ritorna in passerella con quelle sottovesti di seta che odorano di Jean Harlow, animate da fiori giganti che increspano le superfici. Abiti con papaveri della California e fiori all over, montoni rovesciati dalla mano grafica si alternano a vestiti cinetici, a frange indomate su lunghezze da lady, tra giacche bar e lane con piccoli cristalli che danno luce.

Sono stelle anzi star come recitano quei copricapi disegnati da Philip Treacy e indossati dai ragazzi con parole create da piume. Buzz come il rumore che fa il successo. Flow a ricordare Isabella Blow, per cui quei copricapi by divennero iconici. La stampa Dior gazette torna sulle borse, spiccano le nuove Saddle bag dalla linea stondata. Perché i Dior boys and girls sono amanti di sguardi vintage e nightlife, vezzose come Sabrina Carpenter e dal fascino today di Jacob Elordi, tra acuti couture e graffi clubbing di cristalli sugli occhiali da sole, sulle palpebre e su quella maglia metallica bling bling usata come mono orecchino. Aspettando di tornare a scommettere, come recitano le camicie speciali create insieme a Ed Ruscha, l’artista americano legato alla pop art con cui Anderson ha collaborato.

Giudizio. «Domani è esattamente un anno che sono arrivato da Dior», ha aggiunto Jonathan Anderson, «da una parte è come se fossi qui da 20. Sono una persona impaziente e ho imparato la pazienza. E il fatto che Dior appartenga alla gente, ognuno ha una sua idea del marchio. C’è chi vede monsieur Dior, chi John Galliano, chi Maria Grazia Chiuri». Ma anche la mano più estrosa dello stesso Anderson. Un’attenzione quindi a chi è stato sempre fedele al marchio. Che si traduce in una collezione che cresce. Una cruise molto preziosa, più vicina alla couture. Pronta a modulare impatti grafici e attenzione iper deluxe. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 14/05/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 14/05/2026 19:10
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