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Da Venezia a Andy Warhol, la nuova Bottega Veneta di Louise Trotter alla Milano fashion week

«Ho pensato al lavoro di Laura Braggion, che trasformò questo marchio dalla fine degli anni 70 e lavorò con la Factory a New York», spiega in backstage la creativa. Fasci di fibre monocrome o psichedeliche conquistano sui look più voluminosi. Con tocchi di maestria artigianale su accessori importanti

di Tommaso Palazzi
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Il finale della sfilata di Bottega Veneta spring-summer 2026 (ph Tommaso Palazzi)
Il finale della sfilata di Bottega Veneta spring-summer 2026 (ph Tommaso Palazzi)

L’arrivo alla sfilata di Bottega Veneta, nell’ex fabbrica Orobia a due passi dalla Fondazione Prada, è salutato da star come Uma Thurman, seduta accanto ad Anna Wintour, o da Julianne Moore, volto della campagna della maison, senza dimenticare le tante celebrity asiatiche che scatenano i paparazzi. Il set, complesso e immersivo, firmato da Bureau Betak, mescola le sculture dell’artista coreano Kwangho Lee con sedute cubiche in vetro colorato di Murano dei 6AM. L’attesa è forte per la prima sfilata della maison controllata da Kering firmata da Louise Trotter, già da Joseph e ora approdata a uno dei marchi ammiraglia del gruppo francese.

«Ho pensato ai viaggi di Laura Braggion, la donna che prese le redini di Bottega Veneta nei 70. Si trasferì a New York e lavorò con Andy Warhol», racconta Louise Trotter nel backstage.

La collezione spring-summer 2026, presentata nel 60° anniversario del brand, torna alle origini per trovare il presente. «Mi piace che la Bottega sia un laboratorio artigianale, con una storia lunga e multiforme in Italia. È il luogo in cui la mano e il cuore diventano una cosa sola», dice Trotter. Venezia, New York e Milano diventano coordinate creative: il fasto lagunare, l’energia della Factory e l’essenzialità meneghina si intrecciano nei capi.

Il cuore resta l’Intrecciato, morbido e funzionale, riproposto nelle classiche misure 9 mm/12 mm ma reinterpretato con nuovi modelli e applicato in modo trasversale a borse, capi e accessori. Tecniche sartoriali e materiali estivi, trench in nappa, abiti da sera in cotone leggero, tessuti maschili applicati al womenswear, smontano e ricompongono i codici classici, con una disciplina e una disinvoltura da atelier maschile italiano.

Le borse stratificano diverse epoche della maison: la Lauren si allunga, la Knot diventa più morbida, la Cabat si riduce fino a diventare pochette, mentre la sua struttura triangolare ispira le spalle dei capi. Nascono nuovi modelli come la Squash, la Framed Tote e la Crafty Basket, esempi di pura maestria artigianale.

Per celebrare il 60° anniversario, Louise Trotter ha affidato a Steve McQueen la colonna sonora della sfilata: ’66-’76, in cui Nina Simone e David Bowie intrecciano le loro voci in un duetto reinventato, creando un «Intrecciato sonoro» che richiama l’estetica del brand. «Il linguaggio di Bottega Veneta è l’Intrecciato», conclude Trotter. «È una metafora: due strisce intrecciate diventano più resistenti. Collaborazione e connettività sono presenti ovunque nella maison, dalle sue origini fino ad oggi». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 27/09/2025 19:04
Ultimo aggiornamento: 27/09/2025 19:14
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