BusinessCon le trimestrali il lusso torna di moda in borsa
Dopo un 2025 difficile, il mercato del lusso mostra segnali di ripresa. Crescono utili e ricavi, con Cina e Americhe in miglioramento. Opportunità per chi sa cogliere il momento giusto
Il lusso torna nel radar degli investitori. Dopo un 2025 chiuso con il mercato dei beni personali in calo del 2% a 358 miliardi di euro secondo Bain, il comparto sembra avviarsi verso una fase di stabilizzazione, con una crescita stimata tra il 2% e il 4%, per un valore tra i 365 e i 373 miliardi complessivi. Stando alle previsioni degli analisti sentiti da MF-Milano Finanza, i principali driver sono il miglioramento delle aspettative sugli utili, i primi segnali di recupero della Cina e la ricerca di nuove opportunità dopo il rally dei titoli tech. Un'inversione di tendenza favorita anche dalle valutazioni: dopo tre anni di revisioni al ribasso, la correzione ha riportato il settore a trattare a sconto di circa il 20% rispetto ai multipli medi del decennio. Un’opportunità per i gestori, pur in un contesto di forte polarizzazione tra chi vanta un alto potere di prezzo, come Hermès o Richemont, e chi è ancora impegnato in complesse ristrutturazioni.
Risultati in miglioramento
«I grandi gruppi stanno riportando risultati in miglioramento nel secondo trimestre rispetto al primo, la domanda cinese sembra migliorare, anche se soltanto gradualmente, e c’è interesse per nuove spiagge dopo che i tecnologici hanno dato tanto», ha spiegato Luca Solca, managing director e global luxury goods sector head. Secondo Federica Levato, senior partner di Bain, il miglioramento del sentiment riflette «la convinzione che il punto di maggiore debolezza del mercato sia ormai alle spalle». Circa il 60% degli operatori del settore, ha evidenziato l’esperta, registra oggi performance migliori rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con segnali positivi soprattutto dalle Americhe, dalla stabilizzazione della Cina e dalla resilienza di categorie come gioielleria, abbigliamento, fragranze e occhialeria. «In altre parole, il mercato non sta prezzando un ritorno ai ritmi del passato, ma una graduale normalizzazione del settore, sostenuta da fondamentali più solidi», ha ribadito Levato. A confermare il ritorno di interesse degli investitori, come anticipato, sono anche i numeri positivi su ricavi e utili registrati dai marchi nel secondo trimestre 2026. Secondo le stime di Ubs, dopo la stasi del 2025 il 2026 vedrà un aumento degli utili per azione (eps) del 12%, a fronte di ricavi organici in salita del 5%.
A partire da Richemont, che ha superato le attese chiudendo il quarter con fatturato di 6,3 miliardi di euro (+17%), performando in particolare nella divisione gioielli (+21%). La ripresa ha fatto correre il titolo, salito del 6% solo durante la mattinata di presentazione dei risultati. Bene anche Ermenegildo Zegna, che con un +22% di sviluppo nelle Americhe, che rappresentano ormai il 31% del mercato, ha sfiorato il miliardo di ricavi nei primi sei mesi dell’anno, mentre il trimestre ha visto ricavi per 517,1 milioni di euro (+11%). Il titolo da gennaio a oggi ha guadagnato al Nyse, dove è quotato, circa il 32%, sovraperformando gran parte dei competitor.
A trainare i conti del gruppo Moncler, che ha archiviato il semestre con un giro d’affari a 1,3 miliardi di euro, in salita del 9% a cambi costanti (+5% a cambi correnti), è stata invece la forte accelerazione registrata in Cina, Giappone e Corea. Anche Burberry è tornata a crescere nel primo trimestre, ma la Borsa di Londra non la premia ancora. Toccherà aspettare il 27 luglio per Lvmh e il 28 per Kering. E poi ci sono Hermès e L’Oréal il 29 luglio, Brunello Cucinelli e Prada il 30 luglio e Salvatore Ferragamo il 3 agosto. Tuttavia, le previsioni degli analisti sono piuttosto rosee.
Barclays si attende per il secondo quarter di Prada un +13%. Più cauta invece la view su Gucci, per cui viene stimato un calo organico del 5%, al di sotto delle attese del mercato. In progressione ma single digit sono Hermès (+6%) e Ferragamo (+5%). Più contenute invece le stime per i colossi del lusso Lvmh (+3%), con la divisione fashion & leather goods attesa solo all'1%, e Kering (+2%).
Occhio a leva operativa e la disciplina sui costi
Per i gestori la chiave restano la leva operativa e la disciplina sui costi, utili a controbilanciare la debolezza del dollaro che pesa sulle aziende europee. Per gli esperti di Bank of America le società del lusso che hanno già pubblicato i risultati del secondo trimestre 2026 hanno registrato una crescita complessiva dei ricavi del 15% a cambi costanti, un risultato trainato quasi esclusivamente dalle Jewellery Maisons di Richemont. Escludendo il gigante svizzero, la crescita media del settore è del +7%. A livello di categoria, spicca la netta superiorità del comparto gioielli (+24%) e orologi (+9%), mentre il lusso soft (abbigliamento e accessori) frena al +6%, penalizzato da fattori stagionali e climatici. A livello geografico, le Americhe (+23%) si confermano l'area più solida, mentre il Giappone (+32%) rappresenta il vero punto di svolta del trimestre grazie alla ripresa dei consumi interni e dei flussi turistici. L’Asia-Pacifico ex-Giappone (+19%) mostra un progresso trainato soprattutto dagli acquisti cinesi nei mercati limitrofi (Hong Kong, Macao e Corea del Sud) a fronte di una Cina continentale ancora in affanno. L’Europa (+7,5%) migliora sul trimestre precedente, ma escludendo Richemont il dato resta negativo (-6%) a causa della debolezza dei flussi turistici extra-Ue. (riproduzione riservata)
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