TrendCoach e la Gen Z dell’Upper east side alla New York fashion week
«Esploro gli archetipi luxury con taglio liberal», dice il creativo Stuart Vevers pensando ai young rebels da quartieri alti
Angolo nord-est della Fifth avenue, Upper east side, Manhattan. Stuart Vevers porta Coach nella James B. Duke house, residenza privata di inizio Novecento oggi sede dell’Institute of fine arts della prestigiosa Nyu. «Volevo esplorare gli archetipi dei codici del lusso, ricontestualizzati attraverso lo spirito progressista della New York di oggi», ha commentato il direttore creativo del brand di Tapestry.
In definitiva, tutto riguarda il classicismo americano giustapposto all’atteggiamento giovane della controcultura, ma soprattutto come i ragazzi accedono a questo «classicism» per ridefinirlo. E il risultato è nel mix stropicciato di casual e formale, caro alla Gen Z. Che attraversa i classici, quelli della casa di moda innanzitutto, come il trench e i coat in pelle e in shearling, da indossare spesso senza pantaloni. La giacca da smoking, fuori taglia e tutt’altro che precisa, sfila su biker boots dalla punta logora, sopra una felpa da college. Accompagnato dall’animo della Big apple come culla dell’etichetta, Vevers non ha avuto paura di essere letterale nei suoi riferimenti e ha inserito icone-cliché come giga-charms avvinghiati alle borse. Dalla tazza «I love Ny» alle cartoline, da riproduzioni in scala dei taxi gialli a quelle della Statua della libertà, fino ai pretzel.
Giudizio. Coach traina i risultati del gruppo che ha da poco acquisito Capri holdings. Nonostante l’anno scorso abbia festeggiato 10 anni alla guida del brand, Vevers non è intenzionato a fermarsi, celebrando i Gen-Zers e la circolarità con il programma Coach (re)loved. E il mercato sembra dargli ragione. (riproduzione riservata)