TrendChloé vira sulla floral couture
«Volevo esplorare l’idea di alta moda per il brand», spiega Chemena Kamali. Che gioca con drappeggi e costruzioni d’atelier modulati su print 50s e 60s
Sarà un’estate con ventate couture quella immaginata da Chemena Kamali per la maison Chloé. Perché la stilista tedesca, che da due anni è alla guida creativa della fashion house del gruppo Richemont, ha per un attimo messo da parte quella signature boho chic che aveva caratterizzato le sue collezioni d’ouverture. «Volevo esplorare il significato dell’idea di couture nel contesto di Chloé», ha spiegato la stessa Kamali, «un paradosso per una maison fondata sui principi di libertà democratica e semplicità, qualcosa che non fa parte del suo Dna fondamentale».
E lo show si apre all’insegna della fusione tra tecniche ispirate all’alta moda e l’apparente ordinarietà del popeline di cotone, Ridisegnando le stampe floreali d’archivio anni 50 e 60. «Volevo spingere i confini di ciò che definisce Chloé», ha continuato la designer, «ampliandone il linguaggio, portandola in un territorio nuovo e guardando al perché e al come Gaby Aghion ha fondato il brand. Così sono tornata a qualcosa di molto personale per me: il gesto istintivo di drappeggiare per dare forma». L’atmosfera è fresca con il passaggio floreale. Per poi passare a tinte tra il carne e il beige per un effetto naturale sui grandi trench aerei che si alternano al pizzo nelle balze di abiti con scollo a barchetta, con quel fare un po’ bohemien che farà tirare un sospiro di sollievo alle Chloé girls nel mondo.
Giudizio. Bello cambiare, sempre, in ogni caso. Ma questa virata un po’ couture, seppur leggera, è meno aerea e un po’ meno fascinosa di quelle silhouette nuvola che hanno definito il ritorno al successo della griffe. Che riesce comunque a trasmettere quel senso di romanticismo chic. (riproduzione riservata)