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Una standing ovation chiude la prima sfilata di Matthieu Blazy per la maison della doppia C. Che conquista con un evento al Grand Palais, allestito come un vero planetario con astri giganti illuminati e un cast di star di Hollywood
L’ultima modella applaude sul catwalk, il suo sorriso è come un accessorio illuminante mentre chiude la sfilata. Perché è subito una standing ovation quella che accoglie Matthieu Blazy alla prima sfilata da Chanel, un vero hot ticket in una stagione di altri grandi debutti. E che ha siglato una chiusura in grande stile della Paris fashion week, con un evento della doppia C che per la prima volta si è svolto di sera. Sarà per l’allestimento speciale che richiedeva il buio visto che la sala del Grand Palais si è riempita di pianeti illuminati e colorati come un grande planetario per evocare il nuovo universo della maison. Che rilegge con un twist super moderno gli stilemi del marchio. Un inizio in pantaloni per evocare quello spirito mannish che era un piglio estetico di Mademoiselle Coco, richiamando la sua storia d’amore con Boy Capel, quando usava le sue camicie di Charvet.
Ed ecco quindi tailleur con giacche dalle spalle importanti croppati come fosse un bolero. «Il fatto che Gabrielle prendesse a prestito i vestiti del suo uomo la rendeva sua pari», ha spiegato a MFF lo stesso Matthieu Blazy, subito dopo la sfilata, «abbiamo tagliato il mio cappotto, il mio blazer, l’ho messo addosso alla modella ed era perfetto. Così è nato il primo look, il primo fitting. Ma allo stesso tempo, ed è questo il paradosso, di notte era una vera seduttrice». Le due anime che si confrontano. Ecco tailleur a vita bassa nelle gonne con profondo spacco laterale da portare con un layering, tweed inglesi preziosi, primi accenni di embroidery. Tutto con un tocco un po’ vissuto, come le borse matelassé argentate che sembrano essere state schiacciate. «Volevo dare ai capi e agli accessori un che di vissuto», ha continuato Blazy, «come la prima borsa, la 2.55, che abbiamo “esploso” pensando a una scultura di John Chamberlain. Ma l’idea non era distruggerla, quanto piuttosto esprimere il fatto che fosse stata amata, vissuta, tramandata. Come se fosse passata dalla bisnonna a una ragazza di Brooklyn che va alle feste. È questo il senso di timeless per Chanel».
Il ritmo si alza mentre quella colonna sonora diventa un greatest hits della memoria, da mix ipnotici di Rhythm is a dancer con punte del soundtrack di Dawson’s creek. Forse ricordi indelebili, magari nella mente proprio dello stilista. Spuntano piume e applicazioni appuntite, gioielli rigidi come stelle intorno al collo, balze nelle gonne e oro nei tailleur. Linee pulite e grafiche in bianco e nero evocano l’Art déco e la precisione del packaging Chanel, realizzate in sete lavorate a maglia fluide. Mentre il motivo floreale si fa più astratto, scivolando e spiegandosi, le stampe dipinte a mano diventano esse stesse petali. Tutto mentre gli occhi scorrono veloci appoggiandosi sugli ospiti della serata. «L’ultimo look? È un bouquet di fiori dedicato alle donne. Fiori fiamminghi su di lei. Sono stato così felice di vederla ballare sulla passerella. Un mio amico lo chiama piña colada e questo mi piace molto», conclude Blazy mentre a pochi passi c’è quel parterre che contava tra gli altri Nicole Kidman, tornata a essere musa e ambassador della maison, Naomi Campbell, Jeff e Lauren Besoz, Raf Simons, Sophia Coppola, Mariacarla Boscono e Matteo Tamburini. E poi come dimenticare Penélope Cruz che non resiste alla tentazione di scattarsi un selfie con Pedro Almodóvar e Kendall Jenner. A interromperli è la voce de la Bambola, quella della biondissima Patty Pravo.
Giudizio. Quello di Chanel era un regno molto ambito, un vero sogno per i creativi. E la prova di Matthieu Blazy inverte il flusso, è lui che ha creato un sogno alla maison francese. La collezione ha anima, parla alle signore della doppia C ma strizza l’occhio alle girl di domani, riportando gusto per la ricerca e la sperimentazione. Una nuova doppia C. Cool Chanel. (riproduzione riservata)