TrendIn gabbia con Chanel
Ritorno sotto le ampie volte in ferro del Grand Palais per la fashion house. Che allestisce una maxi voliera con un’altalena all’interno. Come nel celebre spot di Jean-Paul Goude con Vanessa Paradis per il profumo Coco nel 1991. Tra piume , tweed, chiffon e denim
«La gente ha sempre voluto mettermi in gabbie. Gabbie con cuscini ripieni di promesse, gabbie dorate, gabbie che ho toccato distogliendo lo sguardo. Non ho mai voluto altra che quella che mi costruirei da sola». Riecco Gabrielle Chanel, con le sue parole lasciate nella press sui posti a sedere in una stagione fatta di ritorni. Intanto back to Chanel doc, quella dei grandi allestimenti al Grand Palais appena riaperto dopo anni di ristrutturazione, la location tanto amata dalla fashion house e dove aveva creato sfilate memorabili. E poi back to Coco, a quello spot del 1991 firmato da Jean-Paul Goude che immortalò Vanessa Paradis come un uccellino in gabbia su un’altalena. Facendo scalpore all’epoca.
La voliera ora diventa un elemento gigante del setting, viene attraversata dalle modelle guidate da Vittoria Ceretti che apre lo show. È lei la prima delle donne-uccello immaginate dall’ufficio stile di Chanel, con giochi di piume e piumette svolazzanti. Che si mescolano al celebre tweed, allo chiffon stampato e aereo, alle uscite in denim. Si portano con cage-bag dall’anima metallica o con le borse-zainetto appoggiate sulla schiena. Passando per mantelline impalpabili e stratificazioni, fiori di tessuti sul lato degli occhiali e fiocchi a contrasto per alleggerire la figura, tailleur iper grafici o quel cappotto impreziosito avec des plumes indossato da Mariacarla Boscono, che si sposerà fra qualche giorno. E nel finale arriva Riley Keough, nipote nientemeno di Elvis Presley. Intona una versione rivisitata di When doves cry di Prince mentre ondeggia sull’altalena nella maxi gabbia nel Grand Palais ricordando Vanessa Paradis.
Giudizio. Diciamo che l’uscita di Virginie Viard dalla maison si era sentita meno forte sull’alta moda, che aveva retto meglio l’abbandono. La collezione vista ieri è una collezione nel senso tecnico del termine, non tanto uno show pirotecnico. Un direttore creativo a questo punto gioverebbe all’insieme. Ma la griffe lo sa. (riproduzione riservata)