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Celine, Michael Rider debutta allo stile tra silhouette strong e accessori eye catching

«Il punto di partenza è stato il mio ritorno in Francia. Ho scelto questo edificio in cui ho trascorso nove anni meravigliosi», spiega il nuovo direttore creativo della maison di Lvmh, dove militò nell’ufficio stile ai tempi di Phoebe Philo. In scena, nell’headquarter di rue Vivienne a Parigi, uomo e donna per la spring 2026 tra esaltazione del logo, linee asciutte o over, color block e dettagli funny

di Chiara Bottoni (Parigi)
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Il finale della sfilata Celine spring 2026 (ph. Chiara Bottoni)
Il finale della sfilata Celine spring 2026 (ph. Chiara Bottoni)

L’appuntamento è in rue Vivienne, headquarter parigino di Celine. Nel raggiungere il palazzo una fila di biciclette griffate e con maxi ceste di paglia logata accompagna il passo fino al cortile dove, pensato per resistere all’imminente acquazzone, un maxi foulard stampato con le iconiche catene della maison fa da filtro al cielo grigio. Tutto è pronto per uno degli attesi debutti di stagione, anticipato alla vigilia della couture. Quello di Michael Rider alla guida della maison di Lvmh.

A fare da padrone di casa è Sydney Toledano, presidente e direttore generale del gruppo di Arnault, mentre a sostenere lo stilista americano arrivano i colleghi Jonathan Anderson, fresco del debutto da Dior con una sfilata-evento applaudita dallo stesso Rider, e Raf Simons. Uomo e donna per la spring 2026 danno un primo assaggio della visione del designer per il marchio tra fascinazione per il logo, onnipresente, fun factor, touch preppy, color block e un’attenzione particolare rivolta agli accessori.

«Il punto di partenza è stato il mio ritorno in Francia (Rider ha lavorato quattro da Balenciaga e poi nella stessa Celine dal 2008 nell’era di Phoebe Philo prima di tornare negli States nell’ufficio stile di Ralph Lauren, ndr.) e ho scelto questo edificio dove ho trascorso nove anni meravigliosi», racconta Rider nel backstage. «Tutto è stato costruito in maniera intuitiva con elementi che per me erano nuovi. Volevo essere moderno e strong». Un messaggio che si traduce in una collezione ampia, che esplora silhouette più morbide o fittate, che celebra il logo, intarsiato sui pull, ben in vista sulle etichette dei jeans piazzate al centro della schiena o esaltato sugli accessori e condisce il tutto con un senso di ironia tra borse con zip che sorridono, jewels a cascata e lucchetti o catene a decorare maniche di giacche o maglie. «Sono una persona molto funny, penso che oggi nella moda manchino un po’ il senso di leggerezza e di humor», aggiunge Rider. Mentre l’adozione del logo viene interpretato come omaggio alla fondatrice Céline Vipiana che già negli anni 60 e 70 ne fece ampio uso rendendo dei simboli icona.

Giudizio. In un mondo della moda dominato dalle incertezze fare leva sulla propria identità può essere una chiave di lettura vincente. Rider sceglie di sfilare in un momento di maggiore calma rispetto al ready to wear per mettere in luce quello che ha da dire. La sua sfida è essere moderno per parlare ai consumatori di oggi, transitando tra la Celine della fondatrice e quella vissuta in prima persona con Philo. Il giudizio ora passa al mercato. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 07/07/2025 19:16
Ultimo aggiornamento: 07/07/2025 19:16
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