TrendCeline manifesto, lo statement di Michael Rider
«Amo quando vite interiori disordinate, complesse, stratificate emergono da sotto grandi abiti». Il designer fa brillare la maison di Lvmh con una collezione co-ed tra pezzi iconici e tocchi di eccentricità, vibrazioni seventies e tagli dall’effetto peplo

I grandi altoparlanti e la sala completamente candida suggeriscono una cosa, prestare attenzione a quella jam session vestimentaria che Michael Rider ha creato per Celine. Pronta a dare un nuovo statement di eleganza che strizza l’occhio a effetti monocromo e soffi di aria Sixties and Seventies. «Al suo meglio, Celine è uno stile», ha spiegato lo stesso Rider in quella lettera che accompagna il défilé, «un mix di vecchio e nuovo che sembra urgente e sognante. Creare le cose che tutti sogniamo di trovare e indossare».
Il messaggio si affianca a quella sfilata che racconta non di un uomo o una donna Celine ma una diversità di vibrazioni che compongono in modo omogeneo la collezione. Pantaloni un po’ a trombetta nei tailleur, un incipit tutto black, grandi sciarpe rigide che coprono in parte il viso, abiti di grandi tessere circolari specchiate sorprendono sotto un trench innocente, linee super stondate nei capospalla e improvvise fiammate vitaminiche nei completi fino a a drappeggi peplo.

«Amo quando vite interiori disordinate, complesse, stratificate emergono da sotto grandi abiti», ha continuato Rider. «Pensare a persone con stile che indossano abiti bellissimi in modo personale. Persone che vuoi guardare, avvicinare, con cui passare le vacanze. Persone con brio. Persone con mordente». E quello che sale in passerella è un classico with bite, che rilegge ed esagera alcuni pezzi iconici del guardaroba con tocchi di controllata stravaganza di collane e di cappelli in tante uscite.
E nella venue, ricavata in una scatola di legno nel cortile dell’Institut de France, i grandi altoparlanti in legno e acciaio di Matéo Garcia Audio impongono quel vibe che spazia da Prince al Pastor T.L. Barrett con la The youth for Christ orchestra. Il ritmo qui è tutto.

Giudizio. Tante, belle storie che convivono in una collezione, continuando quel messaggio di individualità e di freschezza che Michael Rider sta portando avanti. In fondo lui la maison la conosce bene, era già stato qui all’epoca di Phoebe Philo, ora mostra quello che ha imparato con un’impronta super personale. (riproduzione riservata)
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