TrendBally e il sovvertimento dadaista della forma
Il movimento artistico nato nel 1916 ispira una collezione che rilegge l’heritage, tra silhouette avvolgenti che si sollevano dal corpo, gonne che citano le campane svizzere e volumi accartocciati come rocce

Continua il viaggio di Simone Bellotti attorno alla Svizzera, patria di Bally. Anche per la spring-summer 2025, il direttore creativo della maison elvetica ne ha esplorato storia, natura, simbologia partendo dal Dadaismo che nel 1916 muoveva i primi passi a Zurigo. «Mi sono confrontato con la ricerca di un equilibrio tra qualcosa di preciso e qualcosa di organico, più fuori controllo», spiega a MFF Bellotti, che ha immaginato una collezione co-ed dove prevale il senso di sovvertimento formale, provocatorio del guardaroba.
Così la tunica d’acciaio indossata dal dadaista Hugo Ball al Cabaret Voltaire ha ispirato le silhouette avvolgenti, che incorniciano la scollatura di giacche e soprabiti con un volume lirico che movimenta la figura con la sua tensione verticale. Da questo gesto di ribellione nascono look che ruotano attorno alle pieghe-petalo di un sopragonna increspato, una manica arrotondata o un drappo modellato in organza di seta o taffetà.

Attorno al cinquecentesco Chiostro di San Simpliciano prende vita una sartorialità scultorea che ingloba il senso del movimento con silhouette forti e maschili, anche per lei, che si discostano dal corpo, colletti volutamente sollevati e stropicciati, forme accartocciate come rocce che danno forma a giacche e gonne in pelle. «Ho lavorato su un’idea di natura, ma in maniera più astratta», prosegue Bellotti, che nel moodboard ha immagini di fiori, funghi e montagne, ma anche di campane svizzere, che ispirano borse e minigonne scultoree dai profili convessi. Da un calzascarpe d’archivio nascono fibbie per le cinture, mentre i chiodi del celebre Ferro da stiro di Man Ray si traducono in un uso disinvolto delle borchie per accessori e calzature, in un’antologia di forme architettoniche e ornamentali, molto desiderabili.
Giudizio. Romanticismo punk e un forte senso del movimento plasmano una collezione ispirata e ritmata per il brand passato un mese fa al fondo americano Regent. Convince la rilettura dell’heritage con la chiave della rottura formale, per un’evoluzione stilistica coerente e younger che ci fa vedere un po’ di più chi sia Simone Bellotti. (riproduzione riservata)