TrendArmani Privé, nel segno della giada per l’esordio di Silvana Armani
«Ho cercato di rendere tutto più fluido», dice la stilista della sua prima haute couture in solitaria. Che intitola la collezione Jade, come omaggio a una pietra benaugurale. Con un front row che va da Diane Kruger a Michelle Pfeiffer. Cosa pensa direbbe suo zio Giorgio Armani vedendo lo show? «Hai fatto bene»

L’emozione è palpabile. Parigi si prepara a ospitare la prima sfilata Armani Privé senza Giorgio Armani. Il palazzo inaugurato lo scorso anno per ospitare l’universo couture della casa di moda si popola di ospiti e celebrities tra cui spiccano grandi nomi di Hollywood. Michelle Pfeiffer, Kate Hudson, Diane Kruger, Marisa Berenson ed Elizabeth Debicki si preparano, sotto i flash dei fotografi, ad applaudire il debutto di Silvana Armani alla direzione creativa della donna, che avviene partendo da un terreno particolarmente difficile, quello dell’alta moda.
Una prima prova che si propone nel segno della continuità offrendo però uno sguardo femminile più morbido e leggero. «Il mio desiderio è stato quello di cercare di rendere tutto più fluido, di creare abiti realmente indossabili e non pensati per restare in una teca», racconta Silvana Armani durante una ristretta preview con la stampa. «L’evoluzione è evidente, a partire dall’editing, che prevede 60 uscite, passando per le silhouette morbide, l’assenza di copricapi e la decisione di raccogliere i capelli delle modelle in piccoli chignon e morbide code di cavallo», prosegue la designer. Che intitola la collezione Jade, come omaggio a una pietra benaugurale e a un colore acquoso, quasi trasparente già tanto caro a Giorgio Armani, anche per i suoi legami con l’oriente, evocato nei dettagli di ventagli e lanterne ricamate.
Un desiderio di morbidezza che si traduce in silhouette liquide di rasi e di sete, a partire dall’emblematico primo look, un tailleur pantalone bianco con camicia e cravatta di organza, indossato dalla storica modella Agnese. «Giorgio desiderava far sfilare gli abiti nella couture, io ho sempre amato i pantaloni, non indosso mai le gonne. Per cui ho voluto introdurne molti, lasciando ampio spazio al daywear affinché la collezione possa essere realmente indossabile», ha proseguito la stilista, ammettendo come questa prova di debutto in solitaria sia avvenuta in maniera molto spontanea e organica.
«Abbiamo lavorato insieme per 45 anni. Qui c’è tutto il suo Dna, rafforzato con un twist diverso». Così i tailleur di impronta maschile si alternano a giacche svuotate, a bustier indossati con pantaloni con le pinces, ad abiti a colonna mossi da tagli e drappeggi o da petali profilati di cristalli e a tuniche che si aprono rivelando pantaloni dalla linea precisa fino ai pull di frange preziose. Ricami minuziosi rivestono i dress o prendono forma su dettagli unici come nei fazzoletti da taschino trompe l’oeil sulle giacche. In sfumature di colore che, partendo dal bianco, aprono il campo al verde giada e al rosa pallido per tornare poi sul condore dell’abito da sposa, unico capo che venne disegnato dal signor Armani per la precedente collezione e che poi non venne fatto sfilare. Fino al look finale, un cappotto nero che svela una fodera fittamente ricamata con micro cristalli. Silvana Armani esce a raccogliere gli applausi, vestita esattamente con lo stesso completo dello show alla Pinacoteca di Brera. «Sono scaramantica», racconta sorridendo la stilista.
Giudizio. Cosa pensa le direbbe suo zio Giorgio Armani vedendo questa sfilata? «Hai fatto bene», risponde a MFF la stilista. Che ammorbidisce con sguardo femminile le costruzioni couture ed esce accolta dall’applauso caloroso del pubblico. (riproduzione riservata)
- Quali sono le principali differenze tra lo stile di Giorgio Armani e quello introdotto da Silvana Armani?
- Come la collezione "Jade" integra i riferimenti orientali e il colore giada nel design?
- In che modo l'introduzione di più pantaloni e daywear influenza la percezione dell'alta moda Armani Privé?