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Il 45% del make-up globale è prodotto in Italia

A svelare il dato al MFGS-Milano Fashion Global Summit è stata Ambra Martone, vicepresidente di Cosmetica Italia. Che tra le priorità del comparto mette la formazione. «Abbiamo una filiera ricca, ma facciamo fatica a trovare figure tecniche»

di Giada Cardo
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Ambra Martone al MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025 (foto Jule Hering/MFF)
Ambra Martone al MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025 (foto Jule Hering/MFF)

Una filiera da 400 mila addetti che vale oltre 40 miliardi di euro, con il 58% della produzione destinata all’export e il 6% del fatturato complessivo investito ogni anno in ricerca e sviluppo, il doppio rispetto alla media media manifatturiera nazionale. Sono alcuni numeri della beauty valley italiana, ovvero l’insieme dei distretti industriali legati alla cosmetica, in particolare in Lombardia dove si concentra gran parte della produzione. A fare luce su questo fiore all’occhiello dell’economia italiana è stata Ambra Martone, vicepresidente di Industrie cosmetiche riunite e di Cosmetica Italia, nonché presidente di Accademia del profumo.

Ospite del MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025 – The luxury arena, Martone ha sottolineato il valore strategico del comparto per il sistema Paese.«Il 40-45% del make-up globale viene prodotto in Italia, ma nessuno lo sa. Questo perché noi italiani siamo bravissimi a fare, ma meno a raccontarci e in questo dovremmo invece prendere ispirazione dai francesi, che sanno comunicare benissimo. Certo, il governo francese investe milioni di euro ogni anno per portare l’equazione Francia = bellezza in tutto il mondo...», ha commentato Martone. «Al contrario, la nostra beauty valley non nasce da un piano strategico, ma dalla passione e dall’intuito di piccoli e medi imprenditori che hanno creato eccellenze incredibili, sia nel branding che nel conto terzi». E a partire da questo confronto, Martone ha evidenziato l’urgenza di politiche più forti per il sostegno e la tutela delle imprese beauty.«La fiscalità italiana è insostenibile per molte pmi, e la spinta verso la sostenibilità, pur necessaria, comporta costi enormi. Se questo ci rende meno competitivi rispetto a Paesi come Cina o India, che non hanno lo stesso livello di regolamentazione, è pur vero che abbiamo bisogno di supporto reale per valorizzare e proteggere il Made in Italy. Se non lo facciamo ora, rischiamo di perdere un patrimonio unico». Quanto alle sfide che attendono la bellezza italiana nel futuro, Martone non ha dubbi nel mettere al primo posto il capitale umano: «Abbiamo una filiera ricchissima, che va dal packaging alla chimica, dalla creatività all’ingegneria, ma facciamo fatica a trovare figure tecniche. Per questo è sempre più una priorità investire nella formazione e ridare dignità e attrattività a mestieri legati all’artigianato e alla produzione, che spesso i giovani non considerano». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 22/10/2025 18:42
Ultimo aggiornamento: 23/10/2025 10:48
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