BusinessAlfonso Dolce: «Dolce&Gabbana è da sempre paladino del Made in Italy»
L’amministratore delegato traccia la traiettoria della maison nel segno del tricolore. Dall’esordio con il prêt-à-porter nel 1985 fino all’espansione nel beauty, ora controllato al 100%, e nel real estate

È uno dei grandi nomi del Made in Italy per il quale in futuro potrebbe aprirsi lo scenario della quotazione. Lo sbarco in borsa è una delle ipotesi di recente associate al futuro di Dolce&Gabbana. Società che, secondo una recente inchiesta di MFF, potrebbe valere intorno ai 6 miliardi di euro. Ovvero circa quattro volte il fatturato di 1,59 miliardi registrato alla fine di marzo per l’anno fiscale 2022/2023. Tutto è partito durante il Milano Fashion Global Summit 2023, quando Alfonso Dolce, ceo dell’azienda fondata da Domenico Dolce e Stefano Gabbana nel 1985, ha dichiarato che la società non esclude un futuro in Borsa italiana, forte dei nuovi investimenti nei comparti del beauty e del real estate.

Domanda. Com’è cambiata la moda in questi 35 anni?
Risposta. Sono cambiate tante cose. Succede in tutti gli ambiti, nel nostro probabilmente è anche più facile: è caratteristica intrinseca della moda quella di anticipare le tendenze e prevedere fenomeni sociali. È cresciuta l’attenzione al concetto di Made in Italy. Da questo punto di vista le cose stanno mutando per il meglio. È stato approvato il fondo sovrano per il Made in Italy e istituito la giornata del Made in Italy che abbiamo festeggiato il 15 aprile, un’idea proposta dal consiglio di amministrazione di Altagamma che fin da subito ci ha visto sostenitori. È importante in questo senso che la moda faccia sistema in termini di filiera e sostenibilità. Un esempio di questo impegno è rappresentato dal Consorzio Re.Crea, un progetto della Camera nazionale della moda. Dolce&Gabbana e le altre cinque aziende fondatrici del consorzio hanno aderito a questa iniziativa, lavorando insieme ad un progetto comune all’insegna dell’italianità.
D. Pensa che anche da parte del mondo finanziario la percezione della moda e del lusso sia mutata?
R. Dal real estate alle collaborazioni lifestyle oggi un brand di moda può garantire potenzialità che finora erano rimaste inespresse, anche in termini finanziari. Il rapporto tra finanza e moda si è qui evoluto nel tempo: le banche non sono più semplici operatori finanziari, ma veri e propri partner, a volte quasi colleghi, nella definizione delle strategie.
D. I consumatori invece cosa si aspettano oggi rispetto a 35 anni fa?
R. Oggi più che mai, ci troviamo di fronte a due profili di consumatore molto precisi: da una parte il cliente leale, con caratteristiche di consumo radicate, dall’altra il cliente giovane che è più volatile e incline al cambiamento. La tanto importante Generazione Z è una generazione che vuole scegliere, vuole essere responsabile delle proprie scelte. Credo che i concetti di inclusività e sostenibilità siano oggi più che mai centrali. I giovani, ma non solo, sono più attenti, chiedono più trasparenza, vogliono essere informati sull’intero ciclo di vita di ciò che stanno acquistando. Dolce&Gabbana ha sempre dato grande importanza all’industria e alla difesa dell’artigianalità, al capitale umano, e non ci siamo fatti cogliere impreparati. È vero, però, che prima lo raccontavamo meno, davamo più visibilità alla parte prodotto, alla comunicazione del marchio. Si parla tanto di Km 0 ed economia circolare per la filiera agroalimentare: a noi piace pensare che questo possa rappresentare un modus operandi anche per il comparto moda, in modo che l’etichetta Made in Italy sempre più possa raccontare la vita e le origini del singolo prodotto in tutti i suoi componenti, inclusa la piena tracciabilità. Nel caso della nostra offerta di abbigliamento, questo è possibile perché abbiamo quattro poli produttivi nel gruppo, tutti in Italia, a Legnano, a Incisa Val d’Arno, a Lonate Pozzolo e a Sarmeola di Rubano.
D. La sua azienda come si è evoluta durante questo arco di tempo?
R. Si è soliti dire che il tempo vola. Sembra ieri che Domenico e Stefano hanno dato vita alla Dolce&Gabbana. Siamo partiti con la moda femminile e maschile per poi svilupparci sempre di più. Abbiamo creato quattro macro-asset all’interno del brand, potendo contare su know-how e poli produttivi d’eccellenza: la moda, il beauty con fragranze e makeup, la Collezione Casa che include arredi e complementi d’arredo e ora ingloba anche il concetto di hospitality e, infine, il mondo dei gioielli e degli orologi. E pensiamo ad esempio alle partnership con Smeg per gli elettrodomestici, Fiasconaro per i prodotti dolciari, Di Martino per la pasta, Donnafugata per il vino e, ancora, a Martini, con cui abbiamo sviluppato un’esperienza fisica di consumo grazie ai bar e ai bistrot annessi alle nostre boutique.
D. Un obiettivo raggiunto tra il 1989 e il 2024 di cui è particolarmente orgoglioso?
R. Negli anni siamo stati più volte corteggiati da parte di grandi gruppi, ma siamo fieri di aver mantenuto la nostra indipendenza, in primis dal punto di vista creativo. Questo ha permesso a Domenico e Stefano di essere liberi di dar forma alle loro idee, senza alcun vincolo, e rimanere sempre fedeli a quei valori e a quei codici che hanno reso lo stile Dolce&Gabbana universalmente riconoscibile.
D. Quali sono i progetti in cantiere per quest’anno?
R. La Dolce&Gabbana è un cantiere sempre aperto. Il primo grande appuntamento è la mostra «Dal cuore alle mani: Dolce&Gabbana», che è in corso al Palazzo Reale di Milano, che ha in programma di toccare alcuni dei più importanti centri culturali internazionali. Tutto questo è stato reso possibile anche grazie al supporto di Img, che ha prodotto la mostra e ci accompagnerà in giro per il mondo. Seguiranno anche nuovi lanci nel mondo della bellezza, dal makeup alle fragranze. Ora il Beauty è il nostro focus, è una nuova sfida per noi da quando abbiamo internalizzato il business all’inizio del 2023. Per il Real Estate, invece, siamo nel pieno dei lavori per i progetti residenziali e di ospitalità che svilupperemo in Spagna, negli Stati Uniti e alle Maldive.
D. Guardando ai prossimi 35 anni, cosa auspica per la maison Dolce&Gabbana?
R. Oggi sicuramente la sfida è molto più grande ed ampia. Il nostro principio cardine è che l’Italia e l’italianità del fare siano sempre al centro del progetto del marchio.
D. Per concludere, ha un ritaglio di MF che ha tenuto?
R. La prima intervista: era il 2019 e parlavamo di food & beverage e partnership strategiche, unicità, lifestyle e territorio: temi ancora attualissimi per noi, e che a quel tempo non erano per niente scontati per i brand di lusso. (riproduzione riservata)