BusinessAlessandro Sartori: «Le sfide di oggi sono di stimolo ai direttori creativi»
«Lo scenario attuale è complesso, ma questo rende il lavoro del designer più interessante, quasi sexy», spiega lo stilista di Zegna. «Il nostro cliente è come un collezionista. Per questo creiamo capi durevoli per qualità ed estetica», chiosa. Sottolineando il basso tasso di abbandono degli acquirenti. «Trovano in noi un valore stabile e coerente»
«Lavorare da Zegna è come stare nella cucina di un grande ristorante, in cui si studiano ricette nuove, si testano ingredienti, si sperimentano piatti… E poi, quando è il momento, si serve tutto al cliente con precisione. Io mi trovo bene in questa cucina, con questi valori. Zegna è un luogo speciale». Parola di Alessandro Sartori, direttore artistico del brand piemontese dal 2016, che è intervenuto al MFGS-Milano Fashion Global Summit 2025 - The luxury arena per discutere dell’evoluzione del ruolo del designer di moda. «Lo scenario di mercato attuale è complesso, ma proprio per questo rende il nostro lavoro più interessante, addirittura sexy, perché ci sono importanti sfide da affrontare. E quando si riesce a superarle, soprattutto in ambiti internazionali, è un’esperienza davvero stimolante».
Dall’inizio del suo mandato, Sartori ha del resto accettato il compito di rivoluzionare, pur sempre nel rispetto del Dna, il menswear del brand fondato a Trivero nel 1910. «In passato, in Zegna si pensava che ogni stagione dovesse essere completamente diversa dalla precedente. Con Gildo Zegna (presidente e ceo del gruppo Ermenegildo Zegna, ndr), Edoardo Zegna (chief marketing digital and sustainability officer, ndr) e l’attuale management, abbiamo scelto un altro approccio: costruire all’interno di un perimetro solido, fatto di materia italiana e di una filiera completamente tracciabile, dalla fibra fino al prodotto finito», ha sottolineato Sartori. «Ogni stagione aggiungiamo un layer in più a questa storia. Il nostro cliente è come un collezionista. Per questo lavoriamo per creare capi che durino nel tempo, sia a livello qualitativo che estetico».
E parlando di durabilità e design che supera la prova del tempo, lo stilista ha sottolineato come per Zegna questa sia una questione centrale. «Nel 2018 un chilo di cashmere mongolo di alta qualità costava circa 70 euro, oggi il suo prezzo è aumentato di 2,5 volte a 180 euro. Questo incide necessariamente sul costo del prodotto finale, ma se quel prodotto è pensato per durare allora il costo acquista un senso: supera la logica della stagionalità e diventa un investimento. Noi abbiamo un tasso di abbandono dei clienti bassissimo, che è un segnale chiaro: il cliente resta con noi perché riconosce un valore stabile e coerente».
E l’evoluzione gentile del ruolo del designer va per Zegna di pari passo con una reale rivoluzione del concept retail, che mette al centro l’esperienza del cliente. «Per noi il negozio è ormai un’estensione della collezione: un luogo in cui vivere un’esperienza unica e personalizzata. Il nostro cliente non cerca solo il prodotto, ma un rapporto umano, un confronto diretto. Ama la personalizzazione, la cura, la lentezza nel senso più nobile del termine. Per questo abbiamo sviluppato negli store delle sale private, mentre ogni capo può essere realizzato su misura, anche quelli delle sfilate», ha affermato Sartori.
Che in un periodo di grande trasformazione, sia creativa che manageriale, della fashion industry, resta curioso e ottimista per il futuro. «È un momento interessante. Le regole che conoscevamo sono state stravolte e abbiamo dovuto reinventare il nostro modo di pensare, progettare, creare. Ma questo ha aperto anche a nuove possibilità. Il pensiero laterale, la capacità di uscire dal perimetro abituale, ha generato progetti unici. Basti guardare quanti brand sono cresciuti nel post-Covid. Personalmente trovo tutto ciò stimolante, anche se è sicuramente una prova impegnativa per tutti noi». (riproduzione riservata)