TrendAl garden party di Dunhill alla Milano fashion week
«Ho voluto Brian Ferry e il giovane Re Carlo. Il tutto studiando il nostro archivio», spiega il creativo Simon Holloway. Che per il brand del gruppo Richemont rilegge i classici brit con un twist Rock and royalty
I giardini del Museo Poldi Pezzoli si trasformano in un club dell’English countryside. «Rock and royalty» si potrebbe chiamare. Ma non ditelo in casa Dunhill, perché l’espressione è troppo ovvia. Due facce della stessa medaglia. Il risultato è un guardaroba pensato per attraversare tutta l’estate inglese, da un garden party a un cocktail al tramonto. «Ho voluto Brian Ferry e il giovane Re Carlo. Il tutto studiando il nostro archivio», spiega Simon Holloway nella sua green room.
Si parte con una declinazione sportiva e grafica, che omaggia il lungo rapporto del brand con lo sport: dal polo degli anni 80 al Lynx Golf Tournament in Scozia, fino all’Alfie Dunhill Paddle Classic, tenutosi di recente all’Hurlingham Club. Qui si alternano blazer, chinos e tessuti dalla mano croccante, nei toni del navy e del bianco, fino a delicate sfumature pastello, quasi sbiadite, come dopo un’estate al sole.
Per la sera, l’ispirazione è un’eleganza da estate inglese, nitida e senza tempo. Spiccano outerwear d’archivio — trench e car coat — reinterpretati con tecnologie contemporanee come il laser cut o il bonding, declinati in quella palette volutamente neutra e “drab” della tradizione britannica. Sono abbinati a completi leggerissimi in mischie di lino e lana, o in seersucker con check macro, così sfumati da sembrare falsi uniti, come si direbbe in Italia.
Chiudono la sfilata i “Bryan Ferry guys”: uomini magnetici, perfetti nei loro completi a righe gessate in Super 150’s inglese, o in blazer impeccabili. Classicisti con un tocco glamour. Perché alla fine, che sia rock o royalty, tutto ruota intorno al fascino del British tailoring. (riproduzione riservata)