BusinessFiliera made in Italy, a rischio un settore da 90 miliardi
In un anno sono stati persi 14 miliardi e anche il 2025 dovrebbe chiudersi in flessione. Le federazioni chiedono regole eque e strumenti di sostegno per le aziende che operano nei canoni di legalità e sostenibilità
La filiera fashion perde quota e osserva l’emorragia, di aziende, addetti e anche fatturato, in atto nei distretti industriali che compongono il sistema moda più evoluto del mondo ma, al tempo stesso, anche il più fragile e quello più esposto agli assedi dei competitor asiatici e dell’ultra fast fashion. I numeri sono severi. Dai 104 miliardi di euro del 2023, anno record dell’era post Covid ma anche punto di partenza di una crisi che è emersa a partire dal basso ovvero proprio dalle aziende a monte della supply chain, si è scesi a circa 90 miliardi nel 2024 e ora, secondo le stime di Confindustria moda, si teme di chiudere l’anno in corso tra gli 80 e i 90 miliardi di euro. Nel primo semestre, l’export del sistema moda è diminuito del 4% mentre l’import è cresciuto del 6% principalmente a causa delle massicce importazioni dalla Cina, che per la filiera italiana non è più un potenziale partner bensì il più spietato dei competitor. «Il settore della moda italiana si trova oggi sotto attacco», ha dichiarato a MFF Luca Sburlati, presidente di Confindustria moda, federazione che rappresenta i settori abbigliamento e tessile per un totale di circa 50mila imprese e poco meno di 400mila addetti.
«La concorrenza globale, le trasformazioni tecnologiche, la pressione dei costi energetici e le nuove normative europee impongono un profondo ripensamento del nostro modello produttivo. Tuttavia, la forza del Made in Italy risiede nei suoi brand e nella sua filiera, un sistema unico al mondo fatto di competenze, creatività e qualità, che unisce grandi marchi e piccole imprese artigiane in un equilibrio prezioso e irripetibile». Per questo, precisa: «Occorre porre la tutela della filiera al centro delle politiche industriali, garantendo regole eque, controlli efficaci e strumenti di sostegno per le aziende che operano nel rispetto della legalità e della sostenibilità. Serve un impegno condiviso per contrastare la concorrenza sleale. Dobbiamo lavorare per una filiera sempre più innovativa, trasparente e responsabile». Passando alla filiera degli accessori in pelle, secondo i dati diffusi da Confindustria accessori moda, le 10mila imprese attive nei comparti della calzatura, pelletteria, abbigliamento in pelle, pellicceria e concia (che impiegano poco meno di 140mila addetti), hanno registrato nel 2024 un fatturato complessivo di circa 30 miliardi di euro (-8,6%), mentre nei primi sei mesi dell'anno in corso la contrazione si è attestata al -5,3% su base annua. Il Made in Italy manifatturiero degli accessori continua a generare valore soprattutto grazie all’export, che a fine 2024 ha superato i 25 miliardi di euro, con le calzature che rappresentano il 50,7%, la pelletteria il 43,4%, la concia il 5% e pellicceria e abbigliamento in pelle lo 0,4%.
Le esportazioni verso l’Ue restano sostanzialmente stabili a -0,2%, ma con dinamiche diverse nei singoli mercati. La Francia registra un -4,3%, mentre la Germania mostra una crescita del 7,9%. Incoraggianti sono i segnali che arrivano da Emirati Arabi (+33,8%) e Turchia (+13,6%), mentre le performance in Asia risultano più critiche, con un -26,7% in Cina, -10,9% in Giappone e -14,4% in Corea del Sud. Come ha spiegato a MFF Giovanna Ceolini, presidente Confindustria accessori moda: «Guardando invece agli Usa, nonostante la flessione del 3,5% nel 2024, con esportazioni a circa 3 miliardi di euro, e l’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione Trump e i cui effetti non sono ancora completamente misurabili, nel periodo gennaio-maggio 2025 le vendite hanno comunque registrato una crescita dell’1,4% sull’anno precedente. Questo dato potrebbe riflettere sia un anticipo di acquisti in vista dell’entrata in vigore dei dazi, sia una domanda ancora viva per i prodotti italiani di alta qualità». Per l’imprenditrice è proprio la vocazione internazionale che fa del Made in Italy un vero e proprio ambasciatore culturale del Paese.
La stessa Ceolini ha poi parlato delle sfide: «Tra gli elementi fondamentali per mantenere la credibilità e competitività c’è innanzitutto la legalità. Il rispetto delle regole e la tutela del lavoro non sono optional. È per questo motivo che siamo firmatari del protocollo nazionale anti-caporalato». Poi, l’imprenditrice ha aggiunto: «Un altro pilastro è la sostenibilità, e per continuare a essere competitivi dobbiamo accompagnarla con l’innovazione». (riproduzione riservata)