Bond in rupie per chi osa rischiare
Ebrd propone un’emissione tasso fisso dual currency ancorato alla rupia indiana, con duration accettabile
Il mercato obbligazionario è evidentemente sotto pressione, per via della dinamica al rialzo dei rendimenti di mercato, e a breve anche dei tassi del mercato monetario gestiti dalle banche centrali (Usa in particolare). In questo frangente, molto negativo per le emissioni a tasso fisso e duration importante, l’unico modo per sperare di incassare un rendimento interessante e non esporsi eccessivamente al rischio di tasso è puntare su componenti ad alta redditività, dove il booster può arrivare dalla valuta o dal rischio di credito. Un bond in tal senso interessante è la recente emissione Ebrd 2027 denominata in rupie indiane, che offre una cedola annua del 5,25% lordo. L’emittente è la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, fondata a inizio anni 90 per aiutare a costruire una nuova era post guerra fredda in Europa centrale e orientale. Da allora ha giocato un ruolo storico e un'esperienza importante nel promuovere la crescita in tale regione - e anche oltre - investendo quasi 150 miliardi di euro in più di 6000 progetti, ed è attiva oggi in 40 Paesi. Si tratta di un ente sovranazionale composto da 71 Paesi a cui si aggiungono la Bei e l’Unione Europea, che può di conseguenza vantare il massimo rating creditizio, AAA. L’assenza del rischio di credito non significa ovviamente che i bond emessi siano privi di altri elementi di volatilità. In particolare, per l’obbligazione considerata in questo caso (senior), l’elemento cruciale è il rischio di cambio, oltre a quello di duration che è però più gestibile e non impatta in realtà chi acquista l’obbligazione con l’unico scopo di portarla a scadenza. Si possono invece avere problematiche in caso di vendita prima della scadenza (rischio di tasso): se all’emissione del 12 gennaio il bond è stato collocato al prezzo di 98,089, la quotazione odierna dell’obbligazione si colloca a circa 96,36, per via della risalita un po' ovunque dei rendimenti di mercato. In caso di ulteriore risalita nei rendimenti dei benchmark obbligazionari, rappresentati dai Treasury Usa, c’è quindi da mettere in conto volatilità sui prezzi nel breve periodo, come già si sta osservando. Nulla di nuovo e comunque sopportabile (si tramuterebbe in costo-opportunità) per chi ragiona solo in termini di rimborso a scadenza. E il fatto che il prezzo si stia allontanando dalla pari, significa che il rendimento a scadenza è ben più elevato rispetto alla cedola: alla quotazione di 96,36 viene associato uno yield to maturity del 6,12% lordo annuo, che in termini netti si riduce al 5,41% annuo. La tassazione è infatti conveniente rispetto alle emissioni corporate, in quanto per i sovranazionali è fissata al 12,5%. L’approccio è quello del carry trade, dove si punta ad acquistare un bond denominato in valuta estera con cedole impensabili nell’area euro confidando che il cambio più di tanto non si deprezzerà rispetto all’euro. Si segnala peraltro che questo titolo obbligazionario è denominato in rupie indiane ma i pagamenti -come indicato nel prospetto- possono essere regolati in dollari Usa anziché in rupie, sia in termini di cedole periodiche che di capitale a scadenza (opzione Dual currency). L’obbligazione pagherà una volta all’anno, ogni 12 gennaio, una cedola del 5,25% lordo, 4,59% netto, e la scadenza è collocata nel gennaio 2027 da cui scaturisce una duration attuale di circa 4,5 anni (modificata scende a 4,2 anni). Il rischio di cambio è quindi il fattore dominante, ma negli ultimi anni la rupia indiana sta esprimendo una interessante fase di stabilizzazione rispetto all’euro, mantenendosi oggi sugli stessi livelli di un anno fa ma anche di fine 2018, con abbondanti escursioni intermedie. Ad oggi non sembrano esserci le condizioni tecniche per il superamento dei massimi del 2021 e del 2013, a ridosso di 92 rupie per euro, e ci sono buone probabilità che a scadenza l’investitore riesca a trattenere, anche in euro, una buona parte del rendimento in valuta locale oggi incorporato nei prezzi. Il rischio liquidità appare sotto controllo: nel momento in cui si scrive lo spread denaro-lettera sul circuito di Borsa Italiana è fotografato sotto lo 0,6%, un valore del tutto accettabile considerando i rendimenti impliciti nell’obbligazione. (Riproduzione riservata)