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Webuild tra Ponte sullo Stretto e grandi opere in Arabia e Australia: ecco dove può arrivare il titolo
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Webuild tra Ponte sullo Stretto e grandi opere in Arabia e Australia: ecco dove può arrivare il titolo

22 agosto 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2025, 09:47

Il general contractor è focalizzato sull’Italia, dove realizzerà il Ponte sullo Stretto, ma adesso la maggior parte delle commesse arriva dall’estero. Il portafoglio ordini spinge il titolo a Piazza Affari

Dal Ponte sullo Stretto alla diga sul Nilo in Etiopia. Dalla metro di Riyadh agli ospedali di Perth fino alle grandi arterie stradali degli Stati Uniti. Cambiano i continenti ma c’è sempre Webuild dietro molti dei più grandi progetti infrastrutturali al mondo. La serie di commesse ha messo le ali al titolo del costruttore italiano, che nell’ultimo anno ha guadagnato più del 70% a Piazza Affari e adesso le azioni hanno toccato i massimi di periodo sopra 4 euro.

Le origini di Webuild

Il gruppo ha alle spalle una lunga storia, iniziata nel 1906 dall’unione di alcune famiglie di imprenditori, ma il passaggio decisivo avviene nel 2013 con l’opa lanciata da Salini Spa e dal suo ceo e ora socio di maggioranza relativa (38,5%), Pietro Salini, su Impregilo, che in precedenza aveva unito le imprese edili Impresit, Girola e Lodigiani. Il costruttore romano era entrato nel capitale per prenderne il controllo e si era scontrato con l’allora azionista di riferimento (29,9%), Beniamino Gavio, attivo nelle concessioni autostradali con Astm.

Da lì è iniziata una lunga battaglia assembleare terminata nel 2013, quando Gavio ha aderito all’opa di Salini, realizzando una ricca plusvalenza. A gennaio 2014 è avvenuta la fusione che ha creato la Salini-Impregilo, ribattezzata infine Webuild nel 2020. Nel mentre anche il governo è diventato socio con Cdp Equity (16,5%) grazie a Progetto Italia, piano di consolidamento dei principali costruttori nazionali promosso da Salini e che ha portato Astaldi nel perimetro del gruppo.

Analisti stupiti

Ne è venuto fuori un gigante con una capitalizzazione sopra i 4 miliardi di euro e che continua a crescere a due cifre, battendo le attese. Il primo semestre si è chiuso con un fatturato di 6,7 miliardi (+22%) e un ebitda di 564 milioni (+38%). Numeri che mettono Webuild sui binari giusti per rispettare le previsioni fornite per il 2025, che parlano di ricavi oltre 12,5 miliardi e di margini sopra 1,1 miliardi.

Merito di un portafoglio ordini di 58 miliardi e con una posizione di cassa netta positiva da sei semestri consecutivi, serie che ha spinto il ceo Salini ad alzare l’asticella sull’obiettivo di fine anno, quello di un cash flow superiore a 700 milioni. Per raggiungerlo Webuild monitorerà le opportunità in arrivo dai mercati strategici, a partire da Ue, Australia e Usa.

Portafoglio internazionale

Il gigante italiano delle costruzioni sa come fare affari all’estero: è già attivo in più di 50 Paesi e nel 2024 circa l’80% degli ordini acquisiti (13 miliardi) è arrivato da fuori i confini nazionali. L’Australia spicca come secondo mercato (dopo l’Italia) del gruppo che a Perth ha vinto una commessa da 1,1 miliardi per costruire il Women and Babies Hospital. Altre opportunità nel continente sono in arrivo con le Olimpiadi del 2032 a Brisbane ed è sempre grazie allo sport che Webuild potrebbe rafforzare i legami anche con l’Arabia Saudita, dove si svolgeranno i Mondiali di calcio del 2034.

Il Paese del Medio Oriente è un cantiere aperto: nel 2030 ospiterà l’Expo ma le attenzioni della monarchia saudita restano concentrate su Neom, la megalopoli nel deserto da 500 miliardi di dollari. Entrambe rappresentano una ghiotta occasione per il costruttore italiano, che intanto ha consegnato la linea 3 della metro di Riyadh e resta al lavoro sul nuovo polo culturale e commerciale di Diriyah, su cui effettuerà opere per un valore di 2 miliardi.

Per il futuro, Webuild monitora anche la guerra in Ucraina perché in caso di pace si prospetta una ricostruzione da oltre 500 miliardi, secondo la Banca Mondiale. Le imprese Usa restano favorite ma il costruttore italiano è comunque ben posizionato grazie a un libro ordini solido e un business mix diversificato tra acqua, mobilità sostenibile, energia idroelettrica e grandi infrastrutture complesse.

L’opera principe

Quello sullo Stretto di Messina è uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi nella storia d’Italia con i suoi 3.666 metri di lunghezza. Se ne occuperà proprio Webuild, capofila con una quota del 60% del consorzio Eurolink, general contractor del Ponte. «L’opera è una vittoria strategica», spiegano gli analisti di Bloomberg Intelligence, «perché «garantisce visibilità sui ricavi per quasi un decennio e consolida la reputazione di Webuild nella realizzazione di grandi progetti complessi».

La commessa vale 10,6 miliardi per l’intero consorzio, mentre la quota di Webuild dovrebbe aggirarsi tra 350 e 500 milioni secondo Equita. Una base di partenza perché «l’approvazione del Ponte potrebbe accelerare gli investimenti di Rfi (gruppo Ferrovie dello Stato) nell’alta velocità in Calabria e Sicilia», ricordano gli analisti della sim, «offrendo ulteriori opportunità di crescita nel Mezzogiorno».

La società è già ben radicata al Sud con 19 progetti per un valore di 15 miliardi. L’ultimo risale a martedì 19 agosto quando Rfi ha assegnato al consorzio guidato da Webuild (60%) una commessa da 1,6 miliardi per collegare Cosenza all’alta velocità Salerno-Reggio Calabria. Ma anche il resto d’Italia è centrale per l’ex Salini-Impregilo, che si sta occupando della Milano-Genova con il Terzo Valico, del tunnel ferroviario del Brennero e della metropolitana di Roma.

I giudizi degli analisti 

Una montagna di progetti, che hanno spinto Equita ad assegnare a Webuild un rating buy e un target price di 4,5 euro. Anche Mediobanca indica 4,5 euro con giudizio outperform, mentre il prezzo obiettivo di Banca Akros, e’ di 4,1 euro con rating accumulate. Anche le agenzie di rating hanno una visione positiva. Di recente Fitch ha alzato il giudizio a BB+ con outlook stabile. A un passo dall’investment grade.

Una promozione motivata «dal solido profilo di business, sostenuto da posizioni di leadership in diversi settori, dal robusto portafoglio ordini, che garantisce una forte visibilità sui ricavi, e dalla solida diversificazione geografica». Webuild porta avanti «progetti infrastrutturali complessi e ad alto valore aggiunto, con elevato contenuto ingegneristico». Una strategia che spinge Fitch ad aspettarsi «un ulteriore rafforzamento della struttura finanziaria e il miglioramento dei margini 2026-28». (riproduzione riservata)



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