Apertura debole per i mercati di New York dopo l'ennesimo triplo record registrato ieri, con il Dow Jones tornato nuovamente al di sopra della soglia dei 26.000 punti ed ora in leggero calo dello 0,08% a 26.094 punti. Sotto la parità anche l'S&P500 (-0,11% a 2.799 punti) e il Nasdaq (-0,10% a 7.290 punti). Ma in generale il sentiment attorno al mercato continua a rimanere positivo, anche se alcuni investitori temono che i nuovi piani di spesa dopo la riforma fiscale voluta dall'amministrazione Trump possano provocare un'accelerazione dei prezzi al consumo più repentina. "La riforma delle tasse alimenta la mia più grande preoccupazione per il 2018, ovvero un ritorno dell'inflazione che sorprenderà i mercati", ha sottolineato Brent Schutte, chief investment strategist di Northwestern Mutual Wealth Management. Per l'esperto, infatti, ciò provocherebbe un rialzo dei rendimenti dei bond e un calo sull'azionario che diventerebbe meno interessante.
La giornata odierna è scandita poi da una ricca agenda di dati macroeconomici, da cui sono emerse indicazioni contrastanti. Il mercato del lavoro sembra rispecchiare la buona condizione mostrata con gli ultimi dati, soprattutto dopo la pubblicazione delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, risultate in calo di 41.000 unità a 220.000, ai minimi dal 1973. Ha deluso invece il numero di cantieri avviati a dicembre per la costruzione di nuove case, sceso dell'8,2% a livello mensile a 1,192 milioni di unità e al di sotto del consenso di 1,284 milioni. Mentre i nuovi permessi per costruzioni, sempre a dicembre, sono calati dello 0,1% a 1,302 milioni, pressoché in linea al consenso di 1,305 milioni. Deludente, infine, l'indice sull'attività manifatturiera regionale elaborato dalla Fed di Filadelfia, che si è attestato a gennaio a 22,2 punti, in calo dai 27,9 di dicembre e al di sotto dei 25 attesi dal consenso.
Il focus è sempre sulle trimestrali, con American Express (-0,75%) e Ibm (+1,18%) che renderanno noti i propri conti dopo la chiusura dei mercati. Tra i finanziari, oggi è il turno di Morgan Stanley, l'ultima delle grandi banche americane a pubblicare i risultati di bilancio che in apertura cede lo 0,31%. L'istituto, nel quarto trimestre, a causa dell'impatto degli oneri straordinari per 1,2 miliardi dovuti all'approvazione della nuova riforma fiscale ha visto scendere i profitti a 686 milioni di dollari, in netto calo del 59% rispetto a quelli segnati nello stesso periodo del 2016 ma comunque superiori alle attese degli analisti. La banca ha tratto vantaggio da un beneficio fiscale di 168 milioni, dunque l'onere netto è stato pari a 990 milioni circa. Il ceo James Gorman ha stabilito un nuovo obiettivo di rendimento, dichiarando che la società punterà a generare un ritorno sul capitale nel medio termine del 10-13%, senza però specificare il preciso lasso di tempo.
Leggermente in rialzo Apple (+0,09%) che ha comunicato l'intenzione di pagare una tassa straordinaria di 38 miliardi di dollari sulla liquidità detenuta all'estero e aumentare gli investimenti negli Usa, mettendo in atto una mossa legata anche alla volonta di dare un contributo all'economia americana, dopo anni in cui è stata criticata per aver esternalizzato la produzione in Cina. La società di Cupertino non ha precisato quanta parte dei 252,3 miliardi di dollari cash detenuti all'estero riporterà all'interno dei confini nazionali, ma investirà comunque 30 miliardi di dollari in conto capitale in 5 anni e creerà oltre 20 mila posti di lavoro. La decisione arriva in seguito alla firma, da parte di Donald Trump, della nuova legge che permette alle compagnie di pagare una tassa straordinaria del 15,5% sui profitti detenuti all'estero in cash e su altri asset liquidi.
Quanto a Facebook, sta ampliando le indagini legate al presunto tentativo della Russia di interferire con il referendum sulla Brexit che si è tenuto nel 2016 e nel frattempo il titolo apre in rialzo dello 0,71%. In risposta alla richiesta di un comitato di legislatori britannici, il gigante dei social media ha dichiarato che avrebbe iniziato a indagare più a fondo per capire se ci fossero stati dei tentativi coordinati di interferenze. Le indagini svolte in precedenza avevano trovato solo livelli minimi di attività.
Infine, apertura decisamente negativa per Alcoa, che lascia sul terreno l'8,18% in seguito alle perdite riportate nel quarto trimestre, salite a 196 milioni di dollari rispetto ai 125 milioni dello stesso periodo del 2016. Il colosso dell'alluminio ha spiegato che il risultato include voci per 391 milioni di dollari legate soprattutto alla chiusura di una fonderia a Rockdale (Texas) e al disinvestimento da quella italiana a Portovesme. Nell'intero anno fiscale 2017, comunque, Alcoa ha registrato un utile di 217 milioni di dollari, meglio della perdita da 400 milioni del 2016.