Un nuovo motore di crescita e di espansione dei margini. Il gruppo Prysmian ha annunciato lo scorso 3 agosto l'acquisizione dell'azienda statunitense Atkore per un valore di 3,8 miliardi di dollari (3,3 miliardi di euro). Un’operazione accrescitiva, che migliora il segmento Electrification del gruppo italiano dei cavi, a detta di Jefferies.
«Sebbene concordiamo sul fatto che il capitale avrebbe potuto essere allocato al di fuori del segmento più ciclico, Prysmian ha beneficiato di uno scenario particolarmente favorevole, con Atkore alla ricerca di un acquirente, e di un prezzo ragionevole, considerati gli utili ai minimi pluriennali sia in termini di margini sia di volumi dei mercati finali, dopo che il settore delle costruzioni negli Stati Uniti ha sofferto negli ultimi tre anni», sottolinea Jefferies.
In più storicamente Atkore ha mostrato un profilo operativo più solido rispetto all’altra società Usa acquisita da Prysmian, Encore Wire, il che evidenzia il potenziale di miglioramento dei margini. «Vediamo, inoltre, importanti sinergie commerciali e di costo, pari a 150 milioni di dollari, circa il 40% dell’ebitda di Atkore, derivanti dall’integrazione in termini di presenza geografica e rete di agenti commerciali negli Stati Uniti, oltre a benefici sui costi di Atkore derivanti da una maggior scala e da un’integrazione verticale più elevata», aggiunge Jefferies che nel complesso prevede che l’aumento degli utili, attualmente a bassa singola cifra, possa passare a doppia cifra grazie alle sinergie.
Più in dettaglio, Atkore opera in cinque principali categorie di prodotto, nelle quali detiene posizioni di mercato numero 1 o numero 2, con oltre 40 stabilimenti produttivi distribuiti in 8 Paesi, oltre a diversi hub logistici negli Stati Uniti. Genera il 90% dei propri ricavi negli Stati Uniti, mentre oltre l’80% delle vendite passa attraverso la distribuzione e i primi 10 clienti rappresentano meno del 40% delle vendite.
Tuttavia, Jefferies ha evidenziato alcuni rischi chiave: l’indagine tuttora in corso da parte del DOJ, la mancanza di crescita negli ultimi anni, dovuta alla debolezza dei mercati non residenziali e all’incapacità del management di Atkore di spostarsi verso mercati a maggior crescita, come utility e data center.
Quest’ultima è una priorità fondamentale per il management di Prysmian, che intende cogliere la domanda proveniente dai data center, facendo leva sull’attuale posizione di leadership e sulle relazioni esistenti nella fornitura di cavi elettrici e ottici.
Infine, vi sono le dinamiche competitive in alcuni prodotti chiave che devono essere monitorate e affrontate. Sebbene sembri che questo trend si sia ormai arrestato e che i prezzi si siano stabilizzati, l’ingresso di operatori esteri con prodotti più economici può rappresentare un rischio.
M&A a parte, Jefferies si aspetta anche un’espansione costante dei margini nel segmento Transmission di Prysmian, grazie all’ulteriore miglioramento derivante dai progetti di qualità superiore presenti nel portafoglio ordini, nel segmento Power Grids, dove la ripresa dai venti contrari legati all’alluminio è ancora in corso, nel segmento Electrification, che beneficerà del consolidamento di Atkore e nel segmento Digital Solutions, sostenuto dall’aumento dei prezzi spot della fibra e dalla riallocazione dei volumi verso i data center.
«Nel medio termine prevediamo un’ulteriore espansione dei margini di 300 punti base. Al contempo il profilo di generazione di free cash flow continuerà a migliorare. Sebbene il capex aumenterà nei prossimi 24 mesi a causa del programma di investimenti nella divisione Digital Solutions, tale incremento sarà sostenuto dagli acconti, con un free cash flow che resterà solido nel periodo», prevede il broker.
Con l’attività che, secondo le stime aggiornate di Jefferies, raggiungerà oltre 5 miliardi di ebitda entro il 2030, un miglioramento della conversione dell’ebitda in free cash flow verso il 55-60%, una volta che il capex inizierà a ridursi, può consentire a Prysmian di generare oltre 2,5 miliardi di free cash flow all’anno, permettendo al gruppo di continuare a investire nella crescita per linee esterne e, al contempo, di restituire agli azionisti la liquidità in eccesso sotto forma di dividendo (1 euro a valere sul bilancio 2026 e 1,10 su quello 2027) e/o di buyback.
Jefferies ha, quindi, aumentato le stime di ebitda adjusted di Prysmian del 7-10% (a 2,878 miliardi nel 2026 dai 2,398 miliardi del 2025 e a 3,771 miliardi nel 2027), principalmente grazie all’acquisizione di Atkore che compensa alcune revisioni al ribasso delle stime per Digital Solutions, dovute a un’accelerazione dei nuovi volumi meno aggressiva di quanto atteso.
Comunque continua ad avere stime del 9-11% al di sopra di quelle del consenso, anche se tale differenza dovrebbe normalizzarsi man mano che il mercato incorpora l’operazione. Nonostante questo, Jefferies ha ridotto la sua valutazione della somma delle parti di Pryamian (equity value a 48,678 miliardi) a causa della riduzione del multiplo di valutazione, che passa da 16x a 14x l’ev/ebitda (maggior peso della divisione Electrification sull’ebitda del gruppo dopo l’operazione su Atkore), e abbassato di conseguenza il nuovo target price da 180 a 164 euro (-1,33% a 118,6 euro il 1° settembre in borsa). Il rating resta buy.
La revisione è dovuta anche al de-rating dei competitor nel settore della fibra ottica durante il sell-off legato all’AI. Ma nello scenario migliore, che implica un un premio del 10% sul multiplo di valutazione e un margine ebitda superiore di 50 punti base, il target price di Prysmian sale a 180 euro.
Più cauta Banca Akros che ha confermato il rating neutral e il target price a 130 euro, spiegando che «i risultati del secondo trimestre di Prysmian hanno evidenziato trend solidi, portando a una revisione al rialzo della guidance sull’ebitda e l’acquisizione di Atkore rafforza ulteriormente la presenza del gruppo negli Stati Uniti e amplia il portafoglio prodotti. Sebbene riconosciamo i trend favorevoli legati all’elettrificazione e all’AI, riteniamo che il rapporto rischio/rendimento sia equilibrato, alla luce di valutazioni assolute elevate: multiplo prezzo/utile 2027 a premio del 17% rispetto alla propria media storica, sebbene la valutazione risulti più interessante su base relativa: p/e 2027 con uno sconto del 12% rispetto ai multipli dei competitor diretti». (riproduzione riservata)