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Sanae Takaichi
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Cina in rosso, i bond giapponesi schizzano al 3% per la prima volta dal 1996. Perché può destabilizzare gli Usa

01 settembre 2026, 07:25 Ultimo aggiornamento: 07:47

Hong Kong zavorrata dall’ipo in netto calo di Shein (-9%), mentre la crescita dell’industria cinese supere le attese

L’Asia apre cauta il mese di settembre, al centro dell’attenzione le forti vendite sui titoli di Stato giapponesi. Alle ore 7:40 italiane il Nikkei viaggia sotto la parità con Shanghai, mentre Hong Kong cede l’1,1% e il Kospi in Corea del Sud lo 0,3%. Selloff anche sui Treasury Usa: il rendimento passa dal 4,76% di inizio sessione al 4,786%, mentre i futures sul Nasdaq si muovono in calo.

Cina, la crescita dell’industria supera le attese

Il Pmi manifatturiero cinese RatingDog è salito a 51,5 punti ad agosto, dai 50,9 di luglio, superando le previsioni del mercato di 51 punti. I nuovi ordini hanno continuato a crescere, prolungando la fase di espansione al periodo più lungo dal 2018, mentre la produzione ha registrato il ritmo di crescita più rapido degli ultimi tre mesi.

Shein debutta a Hong Kong (-9%)

Le azioni di Shein sono scese fino al 9% (-4,5% alle ore 7:30 italiane) nel debutto alla Borsa di Hong Kong di martedì, dopo un’ipo sottotono che ha portato la valutazione del colosso del fast fashion a scendere a quasi un quarto del picco raggiunto in precedenza.

La società con sede a Singapore ha collocato 280 milioni di azioni raccogliendo 13,60 miliardi di dollari di Hong Kong (1,74 miliardi di dollari), dopo che il prezzo finale dell’offerta è stato fissato a 48,56 dollari di Hong Kong per azione, sotto il massimo di 49,5. L’ipo valuta Shein 26,5 miliardi di dollari, contro i 100 miliardi raggiunti nella valutazione del mercato privato nel 2022. 

Il rendimento dei bond giapponesi sale al 3% per la prima volta dal 1996

I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni hanno raggiunto il 3% martedì per la prima volta da 30 anni dopo che il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha lanciato il segnale più netto finora sulla volontà di Washington che la Bank of Japan aumenti i tassi in modo più aggressivo.

Il movimento si inserisce in una generale ondata di vendite sui mercati obbligazionari. Lunedì i rendimenti dei Treasury Usa a 10 anni hanno raggiunto il livello più alto dal gennaio 2025, dopo una nuova escalation del conflitto in Medio Oriente. I rendimenti si muovono inversamente rispetto ai prezzi.

Bessent ha incontrato lunedì, a margine del G20 negli Stati Uniti, sia la ministra delle Finanze giapponese Satsuki Katayama sia il governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda. Secondo l’emittente pubblica giapponese NHK, a entrambi avrebbe detto che il prossimo passo di Tokyo dovrebbe essere un rialzo dei tassi.

In una successiva intervista alla CNBC, Bessent ha dichiarato: «Ho informazioni che il mercato non ha e credo che il governo giapponese e la BoJ faranno ciò che porterà a un rafforzamento dello yen».

Già prima delle dichiarazioni di Bessent, il mercato attribuiva un’elevata probabilità a un rialzo dei tassi della BoJ di 25 punti base, all’1,25%, nella riunione di politica monetaria del 18 settembre. L’ultima volta che il rendimento del JGB decennale era stato sopra il 3% risale al 1996.

Il movimento arriva mentre alcuni economisti e trader prevedono che tassi superiori al 3% potrebbero mettere in dubbio la capacità del Giappone di tenere sotto controllo i propri conti pubblici.

Un rendimento superiore al 3% sul decennale potrebbe inoltre spingere le compagnie assicurative vita giapponesi ad abbandonare i Treasury Usa e rimpatriare capitali sui mercati domestici. 

Il Giappone sta basando le ipotesi di bilancio per l’anno fiscale che inizierà il prossimo marzo su un tasso di interesse del 3,8%. L’incontro tra Bessent e la sua omologa giapponese, avvenuto a margine della riunione dei ministri delle Finanze del G20 nel North Carolina, ha riguardato anche l’andamento dello yen, la cui debolezza è stata indicata dagli Stati Uniti come un possibile motivo di preoccupazione.

Le autorità giapponesi e statunitensi sono intervenute congiuntamente a luglio e agosto nel tentativo, senza precedenti per dimensioni, di sostenere lo yen. Da allora, tuttavia, più della metà dei guadagni della valuta è stata cancellata. Il Giappone ha speso l’equivalente di 96,4 miliardi di dollari per sostenere la propria valuta, mentre gli Stati Uniti sono intervenuti per un importo inferiore e non divulgato.

Gli interventi congiunti avevano spinto lo yen dai minimi degli ultimi 40 anni, intorno a 164 per dollaro, fino a un massimo di circa 155. Successivamente la valuta è tornata a indebolirsi verso quota 160.

Katayama ha detto martedì ai giornalisti di aver confermato a Bessent la necessità di proseguire con un’azione coordinata sui mercati valutari.

In una lettera aperta inviata il mese scorso alla senatrice democratica Elizabeth Warren, Bessent aveva sottolineato che il Giappone è uno dei principali detentori di Treasury Usa, oltre a essere un partner fondamentale e un alleato degli Stati Uniti in virtù di un trattato.

«Movimenti disordinati dello yen possono innescare liquidazioni forzate che potrebbero destabilizzare i mercati globali e, in ultima analisi, aumentare i costi di finanziamento per famiglie e imprese americane», aveva scritto Bessent. (riproduzione riservata)



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